Osservata in tempo reale la guarigione delle ferite

Osservare le ferite mentre si riparano in tempo reale: non è fantascienza, ma la possibilità offerta da una tecnica sperimentata in laboratorio su cellule umane, descritta sulla rivista APL Bioengineering dai ricercatori dell’American Institute of physics.

Finora si era lavorato su cellule di topi e ratti, dove però le ferite si rimarginano in modo diverso dall’uomo. Negli animali manca infatti il tessuto di granulazione, che ha l’aspetto granuloso e interviene nel processo di riparazione delle ferite. Questo tessuto si forma dopo che il sangue coagula e si fa la crosta sulla ferita. Attraverso la coagulazione si forma una rete di fibrine (proteine usate nella coagulazione), che fa da matrice temporanea.    In questo caso i ricercatori hanno creato un modello di ferita, mescolando due tipi di cellule umane (le endoteliali e i fibroblasti, entrambi presenti naturalmente nelle ferite) in un gel composto da fibrina e collagene. Dopo tre giorni, il mix di cellule nel gel ha formato una rete di capillari.

I tessuti sono stati così tagliati, producendo una ferita che si è rimarginata in 4 giorni, mentre le cellule sono state viste migrare nella ferita dal terzo giorno. “La migrazione dei fibroblasti e delle cellule endoteliali è stata seguita nell’arco di 90 ore, rilevando i rapidi movimenti dei fibroblasti ai margini della ferita e quelli più lenti delle cellule endoteliali”, precisa Juliann Tefft, autore dello studio.

I ricercatori hanno visto i fibroblasti girare intorno ai margini della ferita per circa 50 ore, quando le cellule hanno iniziato a chiudere lo spazio. Gli esperimenti successivi, fatti usando quantità diverse di fibroblasti e cellule endoteliali, hanno mostrato che i tessuti con le sole cellule endoteliali non si rimarginavano neanche dopo 10 giorni. “Ciò supporta l’ipotesi – aggiunge Jeroen Eyckmans, co-autore dello studio – che i fibroblasti siano il motore principale nella chiusura delle ferite”.

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