Olio di palma sostenibile: un aiuto al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità 2030

In occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2021 promosso da ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, UNDP Green Commodities Programme (GCP) e l’Unione Italiana Olio di Palma Sostenibile hanno organizzato l’evento “Il contributo dell’olio di palma sostenibile al raggiungimento degli SDGs: il parere della scienza e le esperienze degli operatori” per presentare il punto di vista accademico e degli operatori della filiera sul contributo dell’olio di palma sostenibile al raggiungimento degli SDGs (Sustainable Develompment Goals ndr) e stimolare possibili forme di collaborazione tra stakeholder pubblici e privati per supportare congiuntamente lo sviluppo dell’olio di palma sostenibile.

Il Green Commodities Programme di UNDP è stato attivato per affrontare le questioni relative alla sostenibilità ambientale sociale ed economica delle principali commodity come olio di palma, carni bovine, soia e prodotti ittici.

La sua missione è migliorare la qualità della vita ed il benessere delle famiglie di agricoltori e delle loro comunità, proteggendo allo stesso tempo le foreste ad alto valore di conservazione e gli ecosistemi più vulnerabili, supportando i governi affinché si attivino per creare contesti nazionali favorevoli allo sviluppo sostenibile delle filiere. In Indonesia UNDP GCP supporta l’Iniziativa per l’Olio di Palma Sostenibile (Sustainable Palm Oil Initiative), una partnership tra il Ministero dell’Agricoltura indonesiano e UNDP Indonesia, che porta avanti una serie di importanti progetti con il contributo anche del settore privato.

Charles O’Malley, Senior Systems Change Advisor all’UNDP GCP, ha presentato una overview generale delle sfide relative all’olio di palma sostenibile sottolineando che l’olio di palma ha un impatto positivo importante nella riduzione della povertà e della fame e nella promozione del lavoro dignitoso e della crescita economica e che gli standard di sostenibilità come RSPO si sono rivelati fondamentali nello stimolare l’adozione di buone pratiche nel settore dell’olio di palma per correggere gli impatti negativi. E’ necessario anche elevare gli standard minimi attraverso l’azione governativa ed è inoltre evidente che senza una collaborazione tra il settore pubblico e privato non è possibile realizzare soluzioni sistemiche che permettano di soddisfare tutti gli SDGs più rilevanti.

Matteo Bellotta, esperto della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), ha presentato i risultati di un lavoro scientifico sull’impatto socio-economico dell’olio di palma recentemente pubblicato. L’analisi si è concentrata sul contributo offerto dall’olio di palma al raggiungimento di 8 SDG su 17, riferiti alla dimensione socio-economica della sostenibilità, confermando che l’olio di palma supporta il loro raggiungimento, in particolar modo di quelli inerenti alla riduzione della povertà e della fame e alla crescita economica delle economie locali. Bellotta ha anche evidenziato alcuni punti critici, come i conflitti riguardanti l’accesso alle terre e alla proprietà e alla disuguaglianza di genere, che possono tuttavia essere efficacemente affrontati attraverso la certificazione di sostenibilità. “Il contributo della produzione dell’olio di palma al raggiungimento degli SDG socio-economici è una questione complessa e controversa. I vantaggi e gli svantaggi dipendono in grande misura da quanto il sistema di produzione si basa concretamente sui principi e sui criteri di sostenibilità”. L’unica strada da percorrere è quindi quella della certificazione dell’intera filiera che includa anche i piccoli agricoltori, anche se l’intervento del governo rimane fondamentale.

A sottolineare l’enorme importanza del comparto dell’olio di palma per l’economia e lo sviluppo sostenibile in Indonesia è intervenuto S.E. Ngurah Swajaya, Direttore Generale agli Affari Americani ed Europei del Ministero degli Affari Esteri, che ha presentato alcuni interessanti dati emersi da un’analisi comparativa sul contributo apportato dagli oli vegetali al raggiungimento degli SDGs condotta dalla Policy Analysis and Development Agency del Ministero degli Affari Esteri. L’olio di palma ha concorso in modo significativo alla riduzione della povertà per circa 30 milioni di persone e alla promozione dell’uguaglianza intra-territoriale, migliorando il livello di sostentamento di più di 2 milioni di piccoli proprietari terrieri, che possiedono oltre il 40% delle piantagioni di olio di palma, creando opportunità di lavoro per 16,2 milioni di persone (4,2 direttamente e 12 milioni indirettamente) e generando circa 19 miliardi di entrate annue dalle esportazioni.

“Un trattamento iniquo e discriminatorio nei confronti dell’olio di palma porterà solo effetti negativi sulle condizioni socio-economiche di oltre 2 milioni di piccoli coltivatori di palma da olio e influenzerà anche il raggiungimento degli SDGs, nonché il nostro continuo sforzo per ridurre la deforestazione e le emissioni di gas serra in Indonesia”, ha dichiarato Swajaya, sottolineando lo sforzo del Paese verso la sostenibilità, anche in vista del summit G20 che si terrà a Bali nel 2022. “Siamo pronti a lavorare congiuntamente con i paesi che condividono la nostra visione, per parlare della necessità di adottare un approccio inclusivo, olistico e non discriminatorio nei confronti di tutti gli oli vegetali, compreso l’olio di palma”.

Il governo indonesiano ha rafforzato il suo impegno per il raggiungimento degli SDGs attraverso lo sviluppo del sistema di certificazione ISPO e l’adozione del Piano d’Azione Nazionale per l’Olio di Palma Sostenibile, recepito con Istruzione Presidenziale dal Presidente Joko Widodo nel 2019. Tali misure intendono aumentare la sostenibilità e la competitività della produzione dell’olio di palma, concentrandosi, allo stesso tempo, sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Sono già stati ottenuti importanti traguardi per quanto riguarda la deforestazione, ai minimi storici rispetto agli ultimi 20 anni, e gli incendi forestali, diminuiti dell’89%.

Rispondendo alla domanda su cosa preveda la regolamentazione indonesiana riguardo l’olio di palma a seguito del termine della moratoria sulle nuove concessioni dello scorso settembre, l’Ambasciatore ha confermato che “L’entrata in vigore della Legge Omnibus sull’ occupazione garantisce anche il proseguimento delle politiche di sostenibilità nella produzione di olio di palma, escludendo la possibilità di ulteriori espansioni in aree forestali per produrre olio di palma”.

L’importanza dei piccoli agricoltori– che in Indonesia rappresentano circa il 42% della produzione totale di olio di palma – è stata sottolineata anche da Rukaiyah Rafik, Farmer School Principal presso l’Indonesian Sustainable Palm Oil Smallholders Forum (FORTASBI) avviato nel 2014 da alcune ONG e organizzazioni di coltivatori di palme da olio per favorire il percorso verso la certificazione di sostenibilità. “I piccoli proprietari sono soggetti importanti che devono essere coinvolti per assicurare il raggiungimento degli SDGs. La certificazione dell’olio di palma sostenibile nell’ambito degli schemi RSPO e ISPO è uno strumento che può essere utilizzato per incoraggiare il loro coinvolgimento. La collaborazione tra tutte le parti interessate è molto importante per garantire che i piccoli proprietari non vengano lasciati indietro”. Rafik ha anche sottolineato che grazie alla certificazione i piccoli agricoltori possono imparare a gestire al meglio le loro piantagioni e aumentare la produttività nel rispetto dei diritti dei lavoratori e preservando gli ecosistemi.

La parola è passata poi ai rappresentanti di due aziende operanti nella filiera dell’olio di palma in Indonesia e in Italia, Triputra Agro Persada e Unigrà. Ciò che è emerso è che effettivamente il settore privato è seriamente impegnato ad adottare pratiche sostenibili che vanno ben oltre la certificazione, andando a contribuire al raggiungimento di diversi SDGs, e che la necessità di una maggiore collaborazione tra tutte le parti interessate è sentita anche a valle della filiera.

Rudy Prasetya, Responsabile Sostenibilità presso la Triputra Agro Persada, ha fatto notare che “L’ESG è un percorso che coinvolge tutti. L’impegno per supportare gli SDGs dell’ONU deve essere tradotto in azioni quotidiane da parte di tutte le istituzioni. La collaborazione tra le parti, inclusi governi, operatori economici, accademici, società civile e consumatori nello spirito della giustizia, della correttezza e della non-discriminazione, è la chiave per far funzionare tutto questo”.

Marcello Valenti, Responsabile Ambiente e Sostenibilità presso Unigrà, ha ripreso le parole di Prasetya, aggiungendo che “Il dialogo costante, sistemico e orientato all’ESG tra gli operatori della filiera è il modo più giusto per supportare la transizione verso la sostenibilità”.

Nel suo intervento conclusivo Charles O’Malley, UNDP, ha sottolineato che “La crescita del settore dell’olio di palma ha prodotto molti benefici sia per i consumatori, sia per i produttori. Ma ha anche generato costi ambientali non indifferenti. Non raggiungeremo una soluzione dividendo il mondo in ‘buoni’ e ‘cattivi’. Dobbiamo adottare un approccio sistemico e capire che si possono trovare soluzioni solo quando si lavora insieme. Questo significa creare una migliore collaborazione tra i produttori e gli acquirenti, coinvolgendo governi, aziende e comunità”.

L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile – rappresentata dal Segretario Generale Francesca Ronca – ha confermato il suo impegno a promuovere l’impiego esclusivo di olio di palma sostenibile certificato e a facilitare il dialogo ed il partenariato tra gli stakeholder e accelerare il completamento della trasformazione della filiera, particolarmente importante per lo sviluppo economico sostenibile dell’Indonesia e di molti altri paesi produttori e per il soddisfacimento della crescente domanda di olio vegetale a livello mondiale.

Post correlati

Lascia un commento

*