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Obesità: l’impegno del MMG può fare la differenza

obesita(Reuters Health) – Secondo quanto riportano su Lancet un gruppo di ricercatori del Regno
Unito, anche un brevissimo intervento di counseling da parte del medico di famiglia ai suoi pazienti obesi  può bastare per avviarli con successo a un programma per la perdita di peso. E un intervento con sostegno attivo da parte del medico potrebbe fare la differenza per questi pazienti, con una notevole riduzione della spesa sanitaria nazionale.

Lo studio
Paul Aveyard e colleghi, dell ‘Università di Oxford, hanno voluto verificare l’efficacia di  un breve intervento del medico di famiglia, basato su consigli comportamentali, sui pazienti obesi, rispetto a quella di un intervento con sostegno attivo del medico.
Di fatto, questo tipo di interventi è scarsamente praticato dai medici delle cure primarie e non esistono studi in proposito. Per questo nuovo studio i ricercatori hanno reclutato soggetti adulti obesi che frequentavano gli ambulatori di 137 medici di base nel Regno Unito. I partecipanti, all’inizio dello studio, mostravano un BMI di 30 kg m2 (o di almeno 25 kg/m2 se di etnia asiatica), e una elevata percentuale di grasso corporeo. I medici sono stati casualmente assegnati ai loro pazienti per fornire, un intervento di 30 secondi con consigli, o un supporto attivo ad un programma per la gestione del peso. Un totale di 940 soggetti ha ricevuto un intervento con supporto attivo che consisteva in 12 sedute di un’ora ogni settimana, centrate sulla gestione del peso corporeo. Un altro gruppo di 942 soggetti ha ricevuto, invece, un semplice intervento di counseling dal suo medico che in 30 secondi circa consigliava al suo paziente obeso d’iniziare un programma per la perdita di peso, prospettandone i vantaggi per la salute.

I risultati
Complessivamente, 722 pazienti (77%) assegnati al gruppo del sostegno attivo hanno accettato di partecipare all’intervento attivo con sostegno per la gestione del peso e 379 (40%) hanno partecipato. Di contro, 82 pazienti (9%) di quelli attribuiti al gruppo dei “consigli” ha partecipato per conto proprio a un programma di gestione del peso. Si è così evidenziato che, un anno dopo, la perdita media di peso era 2,43 kg – circa il 5% del peso corporeo iniziale del paziente, secondo Aveyard – per i soggetti che avevano ricevuto l’intervento con il supporto attivo del loro medico, e di 1,04 kg nei pazienti che avevano ricevuto solo 30 secondi di consigli dai loro medici di base. Inoltre, quando ai pazienti è stato chiesto di cosa pensassero sull’opportunità di discutere del loro peso anche quando avevano consultato il medico per altri motivi, non vi era alcuna differenza significativa tra i due gruppi per quanto riguarda l’adeguatezza o la disponibilità dell’intervento. In particolare, l’81% dei pazienti riteneva che l’intervento fosse appropriato e disponibile e solo quattro (meno dell’1%) che fosse inadeguato e inutile.

Fonte: Lancet 2016

Marilynn Larkin

(Versione italiana per Quotidiano Sanità/Popular Science)

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