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New Horizons fotografa Plutone

Image converted using ifftoanyNew Horizons ce l’ha fatta. Alle 2.53, ora italiana, di ieri 15 luglio la sonda spaziale della NASA ha raggiunto Plutone passando a 12.500 chilometri dalla superficie del pianeta nano. Con il passaggio di New Horizons su Plutone si completa così l’esplorazione dei pianeti del Sistema Solare. I dati e le immagini inviate dalla sonda sono mozzafiato e delineano le prime caratteristiche geologiche di un pianeta dal trascorso molto burrascoso.

Un’immagine ravvicinata di un’area equatoriale nei pressi della base del cuore luminoso di Plutone mostra una catena montuosa con dei picchi di 3.500 metri sulla superficie del corpo ghiacciato. Su Plutone è probabile che le montagne si siano formate non più di 100 milioni di anni fa – delle ragazzine se si considera che il sistema solare ha 4,56 miliardi di anni. Ciò suggerisce che l’area vicina, che copre circa l’1% della superficie di Plutone, potrebbe essere tuttora geologicamente attiva. “Si tratta di una delle superfici più recenti che abbiamo mai visto nel Sistema Solare”, afferma Jeff Moore del New Horizons Geology, Geophysics and Imaging Team dell’ Ames Research Center NASA a Moffett Field, California.

nh-pluto-iceA differenza delle lune ghiacciate dei pianeti giganti, Plutone non può essere infiammato da interazioni gravitazionali con un corpo planetario più grande. Altri processi quindi devono contribuire a creare il paesaggio montuoso. Alcune zone di Plutone presentano dei crateri e, pertanto, sono relativamente datate, forse parecchi miliardi di anni. Altre aree, invece, come l’interno del cuore, non mostrano crateri evidenti, quindi dovrebbero essere più recenti. Inoltre, alcuni crateri appaiono parzialmente distrutti, forse dall’erosione e ci sono indizi che alcune parti della crosta abbiano subito delle fratture, come indicato dalla serie di aspetti lineari sulla sinistra del cuore.

nh-color-pluto-charonNew Horizons ha anche fotografato e rubato dati preziosi anche alle lune del pianeta nano. Ad esempio, le immagini di Caronte rivelano un terreno vario e giovane. Gli scienziati sono rimasti molto sorpresi dall’apparente mancanza di crateri. Un passaggio di rocce e solchi che si estende per circa 600 miglia (1000 km) suggerisce una frattura diffusa della crosta di Caronte, probabilmente il risultato di processi biologici interni. Le immagini mostrano anche un canyon profondo circa 7-9 km. Nella regione polare nel nord di Caronte, i segni della superficie scura hanno un bordo basso e ciò potrebbe far pensare a un sottile deposito o a una macchia sulla superficie.

Fonte: NASA
Immagini: per gentile concessione NASA

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