Nel combattimento Balla: la bellezza necessaria per affrontare un tumore

“Quante volte mi sono ritrovato in un apparecchio per la TAC, per la PET… Quando entri in uno di questi macchinari sei solo con te stesso. Circondato dai raggi della macchina, sai che dentro di te sta circolando un farmaco, una molecola, alla ricerca delle cellule tumorali. E allora tu, paziente, cosa fai in quel momento? Io immaginavo le riprese del mio film”.

Šemsudin Gegić è un regista teatrale bosniaco che nel 2018, al San Raffaele di Milano, ha iniziato un percorso di cura per trattare un tumore polmonare. Nel suo film autobiografico, “Nel combattimento balla” presentato oggi al Cinema Anteo racconta la storia di un viaggio, da Sarajevo – dove i medici, dopo la diagnosi, danno a Šemsudin, cinque mesi di vita – a Milano, dove viene preso in carico dai migliori specialisti e trova una via per combattere la patologia. La storia inizia con un derviscio che balla, ruotando su se stesso.

L’arte come parte del percorso di cura

“Il mio paziente si è affidato completamente a me come medico, io mi sono affidata a lui come regista. Ho tolto il camice bianco e intrapreso questo percorso nuovo per me e che ha a che fare con l’atto terapeutico”, racconta Vanesa Gregorc, direttore del Programma Strategico Innovazione Diagnostico-Terapeutica Oncologica OSR, che come tutti gli attori presenti nel film ha recitato interpretando se stessa. “Avevamo un obiettivo molto importante: comunicare, trasmettere ciò che viviamo tutti i giorni, mostrare che possono esserci diverse strade per affrontare la malattia”. Per la dottoressa tutto ciò è fondamentale: “cercare di creare una nuova modalità di comunicazione, dandoci degli obiettivi comuni, secondo me può essere utile quanto produrre farmaci e servizi”.

La pellicola trasmette bene questo messaggio: “guardando il film abbiamo preso parte al percorso curativo del paziente”, commenta il critico cinematografico Beppe Musicco, “Io non sono una malattia, ci dice il regista, sono un’esperienza di bellezza e la bellezza è necessaria per combattere il tumore. Vedendo l’opera di Sem, ho percepito il paziente non come un uomo solo, che prende la sua medicina lontano dal resto del mondo, ma come parte di una comunità che condivide con lui i problemi economici e le difficoltà nel curarsi”.

La luce in fondo al tunnel

Il film, presentato in occasione del World Lung Day è stato prodotto da Ultraspecialisti, un servizio di telemedicina specialistica con il contributo incondizionato di Roche Italia. Antonio Sammarco, Amministratore Delegato di Ultraspecialisti, per la prima volta in veste di produttore cinematografico, è d’accordo nel considerare l’arte come parte del percorso terapeutico: “nei millenni il termine ‘arte’ ha avuto varie connotazioni, in greco l’arte è la τέχνη [téchne], che vuol dire ‘fare bene’, ‘saper fare’. Credo che l’arte sia molto vicina alla scienza e in questo film emerge il connubio tra scienza, medicina ed arte. L’arte può aiutare e nobilitare le persone che affrontano un percorso di cura per malattie come il cancro”.
E aggiunge: “Ci occupiamo di Telemedicina e di innovazione. Abbiamo investito nel film perché il percorso del regista rispecchia i valori di Ultraspecialisti, focalizzati sulla combinazione tra le competenze del medico e le ultime innovazioni tecnologiche e digitali per restituire al paziente le speranze di cura e le migliori soluzioni diagnostico terapeutiche”.

In una scena del film, Vanesa Gregorc e Šemsudin Gegić percorrono il tunnel di Sarajevo, costruito dagli assediati bosniaci nella guerra di Bosnia Erzegovina. Il percorso diventa facilmente una metafora, resa esplicita dalle parole della dottoressa: “usciremo anche dal tunnel della malattia, se ti affidi a me e ti fai curare. La vedi la luce là in fondo?” “Ho trovato questa scena toccante”, commenta Walter Dicorato, Lung Medical Lead Roche Italia. “E mi sono chiesto, qual’è il nostro ruolo nell’aiutare i pazienti e i caregiver a uscire dal tunnel?”. Roche è impegnata in prima linea con la ricerca e lo sviluppo di soluzioni diagnostiche e terapeutiche sempre più efficaci. “Investiamo risorse economiche e umane nella ricerca clinica”, continua Dicorato. “Ma questo non può bastare. Un’azienda farmaceutica deve essere parte del sistema salute e collaborare con le istituzioni per rendere l’accesso alle cure sostenibile”. E conclude: “il cinema ha la grande capacità di avvicinare il pubblico attraverso le emozioni e ci auguriamo che questo documentario sulla storia di Sem possa portare un messaggio di vicinanza a tutte le persone – medici, pazienti e familiari – che ogni giorno affrontano questa battaglia”.

“Anche solo il titolo di questo film è molto significativo, e trasmette coraggio ed energia, sia ai medici che ai pazienti”, osserva Stefano Bolognini, Assessore Regionale allo Sviluppo Città Metropolitana, Giovani e Comunicazione. “La storia raccontata è toccante e ci fa riflettere su quanto sia importante sostenere, in ogni forma, tutte le persone, e le loro famiglie, che si ritrovano ad affrontare queste patologie”. Non solo, il film ricorda anche che “l’eccellenza del sistema sanitario lombardo, spinge persone, anche da altri stati europei, come nel caso di Šemsudin Gegić, a curarsi nella nostra regione con terapie sempre più all’avanguardia e in strutture che migliorano di continuo e sono sempre meglio attrezzate”.

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