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NEJM: l’epidemia da coronavirus cinese raddoppia ogni 7,4 giorni

(Reuters Health) – Un’analisi dei primi 425 casi del nuovo coronavirus è giunta alla conclusione che generalmente servono 5,2 giorni perché una persona infetta manifesti sintomi. L’epidemia raddoppia nelle sue dimensioni ogni 7,4 giorni. Tutto questo emerge da uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine.

Il coronavirus, cui è stato dato il nome di 2019-nCoV, ha infettato a oggi più di 7.800 persone e 170 sono decedute.

Il nuovo studio si basa sui primi casi confermati a Wuhan, in Cina, la città da 11 milioni di persone chiusa per la pandemia dal 23 gennaio. Anche le città vicine sono state poste in quarantena.

“Il periodo di incubazione di cinque giorni supporta la strategia di porre le persone esposte in quarantena o sotto osservazione per 14 giorni”, dice Zijian Feng, responsabile del team del Chinese Center for Disease Control and Prevention di Pechino.

Il team di Feng ha stimato che ogni persona infetta contagia altre 2,2 persone. Il “numero di riproduzione di base” 2,2 è una misurazione della facilità con cui una malattia può diffondersi in una popolazione non protetta. I virus con numeri maggiori si diffondono più rapidamente.

Per il morbillo, che si diffonde molto rapidamente, questo numero è pari ad almeno 11. Per l’influenza stagionale è 1,3. Per l’Ebola, che è molto più mortale del nuovo coronavirus, è 2. Per la SARS, che ha ucciso circa il 9% delle sue vittime, il numero è 3.

Tra i casi del nuovo virus identificati a dicembre, il 55% erano legati a contatti con il mercato del pesce di Wuhan, epicentro dell’epidemia. Da allora, il tasso di infezione correlato alla frequentazione del mercato è scesa all’8,6%.

Sorprendentemente, non sono stati rilevate infezioni nei bambini al di sotto dei 15 anni, “perché in qualche modo hanno meno probabilità di essere infetti o perché potrebbero mostrare sintomi più lievi”, osservano i ricercatori.

Il numero di casi tra i professionisti sanitari è in aumento. Dal 12 al 22 gennaio hanno rappresentato 8 casi su 122 (7%), un aumento dal 3% rispetto a quanto registrato dall’1 all’11 gennaio.

Fonte: The New England Journal of Medicine
Staff Reuters
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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