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Mindfulness: può funzionare anche con una app

(Reuters Health) – 20 minuti al giorno, usando una app per smartphone che offre un training per la mindfulness, per sentirsi meno soli e avere più interazioni sociali delle persone che non la usano.

È il risultato di un piccolo esperimento dalla Carnegie Mellon University di Pittsburgh
Il mindfulness training è da tempo legato a riduzioni nell’isolamento sociale, ma la maggior parte delle ricerche su questa pratica si sono concentrate su sessioni lunfghe, che continuavano per diverse settimane o mesi.

Con la sua attenzione sulle brevi sessioni di training in digitale, lo studio USA ipotizza le sessioni di gruppo e il contatto sociale che deriva dagli incontri di persona potrebbero non essere necessari affinché le persone traggano beneficio dalla mindfulness, ha dichiarato l’autrice principale Emily Lindsay, ricercatrice di psicologia presso l’Università di Pittsburgh.

“Il training su smartphone è accessibile ed economico”, dice Emily Lindsay, autrice principale dello studio

La premessa
I programmi di training basati sulla mindfulness sono concepiti per aiutare le persone a concentrarsi sull’elaborazione del dolore nel presente. Questi programmi possono prevedere tecniche di meditazione per aumentare la consapevolezza del momento presente durante le comuni attività quotidiane, come guidare o mangiare, o esercizi di respirazione e pratiche come lo yoga per contribuire a stimolare la consapevolezza del corpo e a concentrarsi sul presente.

Nello studio dei ricercatori di Pittsburgh, l’obiettivo del mindfulness training è stato quello diaiutare i partecipanti ad accettare il disagio derivante dalle interazioni sociali e continuare a relazionarsi con altre persone.

Lo studio
I ricercatori hanno assegnato a caso 153 adulti a uno di tre interventi di 14 giorni che prevedevano l’uso dello smartphone.

Per 20 minuti al giorno, un gruppo ha ricevuto un training sulle capacità di monitoraggio e accettazione, un altro è stato formato solo sulle capacità di monitoraggio e un terzo gruppo non ha ricevuto nessun contenuto per la mindfulness, ma indicazioni sulle comuni tecniche per affrontare le situazioni.

In ogni gruppo, i ricercatori hanno anche chiesto ai partecipanti di svolgere dei brevi compiti quotidiani concepiti per durare non più di dieci minuti.

Nei tre giorni precedenti e successivi agli interventi, i partecipanti hanno compilato delle valutazioni durante la giornata per misurare il grado di solitudine e contatto sociale.

I soggetti che hanno ricevuto il training sulle capacità di monitoraggio e accettazione hanno ottenuto i benefici più evidenti: hanno ridotto la solitudine della vita quotidiana del 22% e hanno aumentato i contatti sociali di una media di due interazioni al giorno.

Il gruppo formato solo sul monitoraggio non ha assistito a tali cambiamenti; ciò indica che il training sulle capacità di accettazione può rivelarsi un elemento fondamentale per i benefici sociali dei programmi di mindfulness training, concludono i ricercatori nell’articolo su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Le conclusioni
Un limite dello studio è il fatto che i ricercatori non hanno specificamente testato l’app per la mindfulness in adulti soli o socialmente isolati; le persone erano stressate, ma non necessariamente avevano anche questi problemi.

Inoltre, gli studiosi non disponevano di dati sul possibile contributo della app per fare nuovi amici o interagire con sconosciuti invece di relazionarsi di più con le persone già conosciute.

“C’è ancora molto che non sappiamo in quale misura, tempistica e sequenziamento il mindfulness training potrebbe essere efficace, per quali problemi e in quali tipi di persone” – osserva Na Zang, ricercatrice di psicologia all’ Arizona State University di Temple, non coinvolta nello studio.

“Forse praticando il monitoraggio e l’accettazione ogni giorno, anche se per un breve periodo di tempo, possiamo sentirci più un pace e liberi, meno influenzati da possibili pensieri negativi e sensazioni generate nella nostra mente – conclude Zhang – Quindi siamo più vicini a ciò che realmente siamo: esseri sociali cheper natura necessitano di essere connessi con altre persone”.

Fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences
Lisa Rapaport
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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