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Metformina e pioglitazone riducono l’infiammazione in pazienti con sclerosi multipla e sindrome metabolica

sclerosi multipla(Reuters Health) – La metformina ed il pioglitazone sembrano avere effetti anti-infiammatori benefici nei pazienti con sclerosi multipla (MS) e sindrome metabolica (MetS). È quanto emerge da un report redatto da ricercatori argentini. “L’effetto anti-infiammatorio di questi trattamenti era stato precedentemente dimostrato in vitro ed in vivo su modelli animali; i nostri risultati evidenziano un effetto benefico clinicamente rilevante per il trattamento della sindrome metabolica nella progressione della sclerosi multipla”, spiegano il dottor Jorge Correale e la dottoressa Laura Negrotto dell’Institute for Neurological Research Dr. Raúl Carrea di Buenos Aires. I dottori Negrotto e Correale ed i loro colleghi hanno valutato gli effetti della metformina e del pioglitazone sulla regolazione della risposta immunitaria nel loro studio di 50 pazienti obesi a cui era stata diagnosticata una sclerosi multipla remittente (remitting-relapsing) che avevano anche sviluppato la MetS.

Lo studio
Venti pazienti hanno ricevuto metformina, 10 il pioglitazone, e 20 non hanno ricevuto i trattamenti in quanto gruppo di controllo. La maggioranza dei pazienti stava anche ricevendo una terapia per modificare la malattia, hanno annotato i ricercatori nel report pubblicato online il 7 marzo su JAMA Neurology. In confronto al gruppo di controllo, i pazienti che hanno ricevuto metformina o pioglitazone hanno dimostrato una significativa diminuzione nel numero di nuove lesioni o dell’ampliamento di lesioni esistenti sulle immagini da risonanza magnetica (MRI) cerebrale, in confronto alle MRI eseguite due anni prima dell’inizio dello studio. La diminuzione non cambiava tra metformina e pioglitazone.

I gruppi non avevano differenze nel tasso annuale di rilassamento o la disabilità dopo 24 mesi di follow-up, ma i livelli di glicemia a digiuno, l’insulino resistenza, l’emoglobina A1c, i livelli di colesterolo totali, i livelli di colesterolo LDL, i livelli di trigliceridi, e la pressione sanguigna sistolica sono scesi significativamente sia nel gruppo della metformina che del pioglitazone dopo 12 mesi. Il trattamento con metformina e pioglitazone è stato associato con livelli ridotti dell’adipochina proinfiammatoria leptina e livelli maggiori dell’adipochina anti-infiammatoria adiponectina.

I risultati
Entrambe i trattamenti hanno ridotto la secrezione di citochine proinfiammatorie da parte delle cellule mononucleari periferiche del sangue ed aumentato il numero e le proprietà regolatorie dei linfociti T. “Le nostre scoperte supportano indirettamente l’effetto dannoso dello stato pro-infiammatorio cronico indotto dall’obesità e dalle malattie autoimmuni infiammatorie come la sclerosi multipla e, viceversa, l’effetto clinico benefico del controllo dell’obesità e della sindrome metabolica in questi pazienti”, hanno detto il dr. Negrotto e la dott.ssa Correale. “Crediamo che il nostro studio supporti il trattamento con agenti antidiabetici in tutti i pazienti con MS e concomitante sindrome metabolica”.

“Nonostante non abbiamo controllato direttamente l’effetto della metformina e del pioglitazone sul decorso clinico della MS, la riduzione nell’attività radiologica suggerisce che il decorso della MS possa essere migliorato controllando la sindrome metabolica associata”, concludono. “Questi effetti favorevoli sembrano essere indipendenti dai benefici dei trattamenti immunomodulatori. I nostri risultati non possono essere generalizzati ai pazienti affetti da MS senza sindrome metabolica, ma è un interessante punto su cui indagare in futuro”.

I commenti
“Questo studio lascia comunque alcune domande senza risposta”, scrivono il dr. Aiden Haghikia ed il dottor Ralf Gold della Ruhr-University Bochum di Bochum, in Germania, in editoriale che accompagna l’articolo. “Per esempio, il progetto non permette la determinazione del fatto che gli effetti benefici osservati possano interferire con la terapia specifica per la MS già esistente, perché non è stato utilizzato alcun placebo nel gruppo di controllo, ed i pazienti non sono stati divisi in base al trattamento per MS che stavano già ricevendo. Inoltre, non ci sono informazioni sul fatto che la sindrome metabolica sia cambiata durante il corso del trattamento con farmaci antidiabetici e se i risultati osservati possano essere effetti secondari del miglioramento della sindrome metabolica”.

“Nonostante queste questioni irrisolte, il merito dello studio è di essere in linea con altri approcci promettenti che indicano le azioni sulla dieta come adiuvanti per terapie già stabilite per la MS”, conclude l’editoriale. “Questa combinazione potrebbe aumentare la loro efficacia con un profilo di costi e rischi accettabile”.

Fonte: JAMA Neurology

Will Boggs

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

 

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