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Longevità: possibili indizi nelle mutazioni genetiche dei giovani

Meno mutazioni genetiche “conservi”, più vivrai a lungo. Sembra essere questa l’equazione alla base dell’elisir di lunga vita. Ad arrivare a questa conclusione, che potrebbe portare allo sviluppo di trattamenti per rallentare il processo di invecchiamento, sono stati i ricercatori dell’americana University of Utah Health, coordinati da Richard Cawthon.

“Se i risultati fossero convalidati da altre ricerche, avrebbero enormi implicazioni”, dice Lynn Jorde, co-autore dello studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports. “Significherebbe – aggiunge – che potremmo trovare il modo di vivere una vita più  lunga e migliore”. I danni al Dna si verificano costantemente nelle cellule. In genere, rileva Cawthon, vari meccanismi riparano questo danno, ma con l’avanzare dell’età, questi meccanismi diventano meno efficienti e si accumulano più mutazioni.

I genitori più anziani, per esempio, rispetto a quelli più giovani, tendono a trasmettere ai figli più  mutazioni genetiche attraverso le cellule germinali destinate a diventare ovuli e spermatozoi. Cawthon e colleghi hanno ipotizzato che queste mutazioni potrebbero essere un marcatore per i ritmi di invecchiamento e lo hanno dimostrato analizzando il Dna di 61 uomini e 61 donne e confrontandolo con quello dei loro figli. E’ stato scoperto che le mutazioni trovate nel Dna del sangue dei figli che non erano presenti nel Dna del sangue di nessuno dei due genitori avevano avuto origine nelle linee germinali dei genitori. E’ stato quindi determinato da quale genitore è derivata ogni mutazione e quindi il numero di mutazioni che ogni genitore aveva accumulato nell’ovulo o negli spermatozoi al momento del concepimento.

E’ stato inoltre scoperto che le mutazioni hanno cominciato a verificarsi a un ritmo accelerato durante la pubertà e che i giovani adulti che hanno acquisito meno mutazioni hanno vissuto circa cinque anni in più rispetto a quelli che ne hanno accumulate di più. Inoltre, le donne con i tassi di mutazione più elevati avevano un numero inferiore di nati vivi rispetto alle altre donne. Questo suggerisce che l’alto tasso di mutazioni stava influenzando la loro fertilità.

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