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Leucemia mieloide acuta: una possibile arma da un gene sul cromosoma Y

Nuove prospettive si aprono per la lotta alla leucemia mieloide acuta e altre forme tumorali. Il gene Uty che si trova solamente sul cromosoma Y potrebbe infatti combatterla. A scoprirlo su topi sono stati i ricercatori del Wellcome Sanger Institute, descrivendolo poi sulla rivista Nature Genetics.

A differenziare il sesso maschile da quello femminile sono i ben noti cromosomi X e Y: due X nella donna, un X e un Y nell’uomo. Pur condividendo molti geni, ve ne sono alcuni esclusivi di ciascuno dei due cromosomi e uno di questi è appunto Uty, presente solo sul cromosoma Y. “Finora si pensava che l’unica funzione del cromosoma Y fosse determinare le caratteristiche sessuali maschili, mentre ora abbiamo scoperto che può proteggere dalla leucemia mieloide acuta e da altri tumori”, commenta Malgorzata Gozdecka, coordinatrice dello studio insieme a Brian Huntly, dell’università di Cambridge. Da tempo si sapeva che gli “uomini spesso perdono il cromosoma Y dalle loro cellule con l’invecchiamento, ma le conseguenze di questo processo non erano chiare. Il nostro studio aggiunge nuovi spunti all’ipotesi che la perdita del cromosoma Y possa aumentare il rischio di tumore e indica un possibile meccanismo di come ciò accada”, aggiunge Huntly.

I ricercatori sono partiti studiando nei topi un gene del cromosoma X, Utx, che si trova mutato in molti tumori e la cui perdita accelera lo sviluppo della leucemia mieloide acuta. In questo modo hanno scoperto che il gene Uty, collegato al cromosoma Y, protegge invece i maschi – privi del gene Utx – da questo tipo di leucemia. Gli studiosi hanno anche mostrato che in altri tumori nell’uomo, la perdita del gene Utx è accompagnata da quella del gene Uty. Il che confermerebbe che ha un ruolo anche in altri tipi di tumore, oltre che nella leucemia. Risultati che possono aprire la strada allo sviluppo di nuovi farmaci contro questa malattia, “che sono gli stessi da decenni ormai – conclude Alasdair Rankin, dell’associazione Bloodwise, che ha finanziato lo studio – permettendoci di prendere una strada diversa dalla chemioterapia, che spesso è inefficace”.

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