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L’endoresezione di melanomi dell’uvea può preservare la vista

(Reuters Health) –  L’endoresezione di grandi melanomi uveali permette la conservazione della vista in molti pazienti, secondo un articolo di alcuni ricercatori tedeschi pubblicato sul ‘British Journal of Ophthalmology’. Fino ad oggi i trattamenti di recupero dell’occhio sono stati limitati per i grandi melanomi dell’uvea a causa di recidive locali del tumore, infiammazione intraoculare e altre complicazioni.

Eva Biewald della University Hospital di Essen ha esaminato con il suo team i risultati dell’endoresezione dopo una radioterapia neoadiuvante in una serie di 200 pazienti (età media 59,7 anni) con melanoma uveale di grandi dimensioni. Il più grande diametro del tumore al baseline è stato di 10-15 mm nella maggioranza dei casi (57%), e il 20,8% dei pazienti ha avuto tumori di dimensioni superiori a 15 mm di diametro, secondo l’articolo.
Prima dell’intervento, il 49,5% dei pazienti aveva acutezza di lettura (20/50 o migliore), il 37,1% ha avuto una corretta visione (da 20/400 a 20/50), e il 13,4% ha avuto acuità visiva peggiore di 20/400. Dopo un follow-up medio di 32,3 mesi, l’89% dei pazienti aveva conservato l’occhio interessato, con solo 22 pazienti che sono stati sottoposti all’enucleazione dopo una media di 12,55 mesi.

Dopo l’intervento, il 13,4% dei pazienti aveva una visione di lettura, il 33,6% ha mantenuto una visione utile, mentre il 53% era cieco. Solo il 5% dei pazienti ha avuto una recidiva locale (dopo una media di 12,05 mesi), e tutti tranne due sono stati trattati con enucleazione. Nel complesso, 45 pazienti (il 22,5%) sono deceduti durante il follow-up dopo una media di 40 mesi, con il 70% di tutti i decessi legati alla malattia metastatica.

“In sintesi, l’endoresezione con radioterapia preoperatoria sembra essere il trattamento da scegliere nei casi di grandi melanomi situati posteriormente, evitando l’enucleazione nella stragrande maggioranza dei casi, e preservare la visione utile a lungo termine senza aumentare l’incidenza dei rischi correlati al tumore,” concludono i ricercatori.

Fonte:  ‘British Journal of Ophthalmology’

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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