La scienza preoccupata. Rasi: troppe chiacchiere

Risultati difficili da valutare sul lungo periodo, così come quelli sulla durata della protezione: il mondo scientifico è preoccupato davanti a una corsa mai vista nel campo della ricerca come quella al vaccino anti Covid-19. In pochi mesi sono stati identificati almeno 212 candidati vaccini, secondo la lista stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), e di questi 48 si stanno sperimentando sull’uomo, 11 dei quali sono arrivati alla terza e ultima fase della sperimentazione.

Era stato chiaro fin dall’inizio della pandemia che molte delle procedure tradizionali sarebbero saltate, così come è sempre stata fuori discussione la garanzia della sicurezza dei risultati. La volata finale è adesso la procedura di Approvazione all’uso in emergenza (Eua) che l’ente americano per il controllo sui farmaci Fda (Food and Drug Administration) si prepara a esaminare il prossimo 10 dicembre possa compromettere i risultati degli studi clinici in corso. In quella data, scrive la rivista Nature sul suo sito, la Fda prevede di esaminare la richiesta presentata il 20 novembre per il vaccino anti-Covid di Pfizer e BioNTech, mentre Moderna potrebbe presentare la richiesta nei prossimi giorni. L’autorizzazione in emergenza si chiede quando la metà dei partecipanti alla sperimentazione sono stati seguiti per due mesi dopo avere ricevuto l’ultima dose del vaccino.

Per Guido Rasi, ex direttore generale Agenzia europea del farmaco (Ema), “l’Ema è sorda agli annunci stampa, vede i dati. Il fatto che ci siano tre vaccini che presentano i dati non significa necessariamente ne venga autorizzato uno. Ci auguriamo – ha aggiunto – che le case farmaceutiche siano state vicine alla verità nel riportare i dati e ci aspettiamo qualcosa di buono o sufficiente ma diverso dalle chiacchere fatte in questi giorni”. Preoccupazione da parte del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, per il quale “sappiamo molto molto poco di questi vaccini che sono in arrivo, rispetto a quelle che sono le fasce” di popolazione che “realmente possono essere protette rispetto alla documentazione che è stata sottomessa agli enti regolatori”.

Parla di un “festival di comunicati stampa” sui vaccini il direttore scientifico dell’Istituto Lazzaro Spallanzani, Giuseppe Ippolito, per il quale comunque “al di là dell’enfasi e delle evidenti strategie di marketing dei produttori”, la ricerca “ha fatto grandi passi avanti, riuscendo ad arrivare in meno di un anno a traguardi impensabili, senza derogare ai principi di sicurezza e senza saltare alcuna fase tra quelle previste dai protocolli internazionali”. Gran parte della comunità scientifica teme però che l’Approvazione all’uso in emergenza dei vaccini anti Covid possa ripercuotersi negativamente sulla qualità dei dati.

La preoccupazione deriva dal fatto che, una volta ottenuta l’approvazione di un vaccino, le aziende produttrici sono chiamate a vaccinare tutti i partecipanti che hanno avuto il placebo. Di conseguenza, se le persone vaccinate diventano troppo numerose, le aziende potrebbero non avere dati sufficienti per stabilire i risultati a lungo termine, come quelli su sicurezza, durata della protezione, né per verificare se il vaccino previene l’infezione o solo l’insorgere della malattia.

di Enrica Battifoglia

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