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K2-18b: trovata acqua liquida sulla superficie del pianeta

K2-18b torna sotto i riflettori della comunità scientifica. Il pianeta “cugino” della Terra, scoperto nel 2015 nell’ambito della missione spaziale Kepler della Nasa, è oggetto di un nuovo studio condotto dall’Università britannica di Cambridge, coordinato da Nikku Madhusudhan, che mostra come K2-18b potrebbe avere tutte le carte in regola per ospitare la vita, a partire dalla presenza di acqua allo stato liquido in superficie. Il nuovo identikit del pianeta è stato pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal Letters.

Il pianeta K2-18b e orbita intorno a una nana rossa, una stella piccola e fredda, la tipologia più diffusa nell’universo. Il suo raggio è circa due volte e mezza la Terra e la sua massa quasi 9 volte quella del nostro pianeta. K2-18b ha già fatto parlare di sé nel 2019, dopo la scoperta di vapore acqueo nella sua atmosfera, ricca d’idrogeno. Il pianeta orbita nella cosiddetta zona abitabile, cioè alla giusta distanza dalla propria stella da avere la temperatura adatta alla presenza di acqua liquida in superficie. Un’ipotesi, quest’ultima, di cui è convinto il gruppo di Madhusudha che, dopo avere analizzato i dati su K2-18b e grazie a modelli al computer, sostiene nello studio che “l’idrogeno dell’atmosfera del pianeta, pari al 6% della sua massa, non è così spesso da impedire la presenza di acqua liquida in superficie”.

Per sapere se K2-18b è davvero un mondo ospitale per la vita, occorreranno però nuovi dati, come quelli del futuro telescopio spaziale James Webb, il successore di Hubble, frutto di una collaborazione tra Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e canadese (Csa), il cui lancio è in programma nel 2021. O della missione Ariel dell’Esa, che dal 2028 studierà le atmosfere di pianeti esterni al Sistema Solare. Per la responsabile italiana di Ariel, Giusi Micela, dell’Osservatorio astronomico di Palermo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), “questo studio conferma la presenza di vapore acqueo nell’atmosfera di K2-18b, e non esclude la possibilità che ci sia acqua liquida anche in superficie. Ma i dati non sono ancora sufficienti per averne una conferma. Questi studi – rileva – sono importanti, perché pianeti come K2-18b non sono presenti nel Sistema Solare. E quindi – conclude l’astrofisica – possono aprire la strada alla ricerca di mondi abitabili al di fuori del nostro sistema planetario”.

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