Jonathan Yeung sul cancro esofageo: gli organoidi usati come “avatar per testare terapie e studiare il tumore”

Gli organoidi potrebbero far compiere ulteriori passi avanti alla medicina personalizzata. Queste strutture cellulari tridimensionali infatti vengono usate per ricreare in laboratorio le caratteristiche del tumore, e non di un tumore qualsiasi, ma quello di uno specifico paziente. I ricercatori dell’università di Toronto hanno usato questo approccio per valutare l’efficacia di farmaci e trattamenti su un modello tridimensionale di adenocarcinoma esofageo. Ci ha parlato della ricerca, pubblicata dalla rivista Scientific Reports, il Professor Jonathan Yeung, chirurgo al Toronto General Hospital e autore senior dello studio.

Professore, in cosa consistono gli organoidi che avete sviluppato nel vostro laboratorio?

I nostri organoidi sono gruppi tridimensionali di cellule che derivano da una “cellula staminale” tumorale. Per produrli abbiamo prelevato delle biopsie di tumori esofagei di pazienti e poi coltivato le cellule in laboratorio. In questo modo siamo riusciti a creare delle strutture che assomigliavano al cancro da cui provenivano.

In che modo gli organoidi possono essere usati per lo studio del tumore?

Questi organoidi assomigliano al cancro da cui provengono, quindi possiamo usarli come modello della malattia per quel paziente specifico. Possiamo studiare le mutazioni che possiede e persino alterarlo geneticamente per studiare l’evoluzione del tumore. L’organoide può diventare anche uno strumento per testare chemioterapie o trattamenti e capire quali siano più efficaci per contrastare quel particolare, specifico, tumore.

In che modo il vostro approccio può aiutare in particolare a personalizzare la terapia per i pazienti con adenocarcinoma esofageo?

L’idea è di utilizzare questi organoidi come “avatar” per testare le terapie e comprendere le mutazioni alla base della malattia di ogni paziente nel tentativo di trovare il trattamento più adatto a ciascun tumore. È proprio su questo che concentreremo i nostri sforzi: l’uso degli organoidi come strumento per prevedere come ogni paziente risponderà al trattamento, per una migliore personalizzazione della terapia.

Quale vantaggio offrono i test sugli organoidi rispetto ai test condotti sulle cellule?

Gli organoidi sono facili da coltivare e mantenere in vita per molti mesi, al contrario delle cellule.

Le sembra possibile che questo approccio venga adottato sistematicamente dagli ospedali?

Perché no. Gli ospedali potrebbero creare delle “biobanche viventi” di organoidi a partire dai tumori dei pazienti. È quello che facciamo nella nostra istituzione e in altri ospedali in tutto il mondo. Il laboratorio più conosciuto in quest’ambito è in Olanda, in particolare si tratta del gruppo di ricerca dell’Hubrecht Institute for Developmental Biology and Stem Cell Research, diretto dal Professor Hans Clevers.

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