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Intelligenza artificiale: verso macchine collaborative

Intelligenza artificiale (IA) sempre più intelligente e collaborativa. Una IA è riuscita infatti ad entrare nella mente di un altro computer e a leggerla aprendo così scenari di macchine intelligenti che interagiscono tra loro e con gli esseri umani. Il risultato si deve al progetto ToMnet della DeepMind, l’azienda di Google a Londra dalla quale è nato il programma di intelligenza artificiale che ha battuto l’uomo al gioco della dama cinese, il Go. L’azienda lo ha presentato a Stoccolma, nella Conferenza internazionale sull’apprendimento delle macchine.

Messo a punto sotto la guida di Neil Rabinowitz, il progetto ToMnet ha creato un’intelligenza artificiale basata su tre reti neurali, ossia reti che imitano l’organizzazione del cervello, ciascuna in grado di apprendere dall’esperienza. Per addestrarla prevedere i comportamenti di altre macchine, i ricercatori hanno utilizzato un gioco virtuale basato su tre categorie di personaggi che si muovevano in una stanza per raccogliere caselle colorate: personaggi ciechi che tendevano a seguire i percorsi lungo muri, miopi che si spostavano solo verso gli oggetti più vicini e personaggi dalla supervista, che afferravano strategicamente gli oggetti in un ordine specifico per guadagnare più punti.

Dopo un po’ di addestramento, il sistema è riuscito a identificare tutti i personaggi grazie a pochi passaggi e a prevedere in modo corretto il comportamento di ognuno di essi. L’intelligenza artificiale della DeepMind ha compiuto così un altro notevole passo in avanti nel tentativo di simulare sempre più quella umana, dopo la capacità di orientarsi nello spazio come i mammiferi, perché il suo programma riproduce il cosiddetto Gps del cervello, e di vedere come l’uomo perché controlla l’ambiente da più angolazioni riuscendo a prevederne l’aspetto.

“Molte ricerche stanno tentando di rendere più umana l’intelligenza artificiale nell’aspetto delle relazioni, sia tra le macchine sia con l’uomo, e questo risultato si inserisce in questo filone”, ha osservato Antonio Frisoli, del laboratorio di robotica percettiva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nelle relazioni, ha spiegato, l’uomo si fa un modello delle altre intelligenze e molte volte, su questa base, riesce a prevedere il comportamento delle altre persone. Se l’intelligenza artificiale riuscisse a imitare questa abilità, ha aggiunto, le possibili applicazioni potrebbero essere numerose, “a partire dagli assistenti digitali dei cellulari, capaci interagire con l’uomo in modo più naturale”.

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