Home » Ambiente » Inquinamento. Greenpeace punta il dito contro la Romania: centrali elettriche non conformi

Inquinamento. Greenpeace punta il dito contro la Romania: centrali elettriche non conformi

(Reuters Health) – “Inquino a morte”. Così recita il messaggio che gli attivisti di Greenpeace hanno letteralmente proiettato sulla centrale elettrica a carbone di Mintia, una delle tante site in Romania.

Più della metà delle 28 centrali a carbone del Paese infatti, operano senza permessi ambientali o non hanno eseguito gli aggiornamenti richiesti per ridurre l’impatto ambientale e rientrare entro i limiti previsti, secondo un report di Greenpeace rilasciato in precedenza. Le vecchie centrali a carbone producono più di un terzo dell’energia elettrica dello Stato dell’Unione europea e il Ministro dell’energia dice che continuerà a farlo, perché l’energia pulita richiede tempo per svilupparsi.

La Commissione europea ha imposto limiti più rigorosi alle emissioni di quest’anno, dando alle centrali elettriche e agli impianti di teleriscaldamento fino al 2021 per rispettare le nuove norme. E ha dichiarato che l’inquinamento in UE è la principale causa ambientale per le morti premature (circa 400.000 l’anno). “Il governo dovrebbe riorientare l’investimento in energia rinnovabile, che è l’investimento del futuro e che certamente non danneggia la nostra salute e l’ambiente”, ha dichiarato Patricia Puschila, direttore di Greenpeace Romania.

Alla luce delle nuove regole dell’UE, in materia di investimenti, sarebbe opportuno rivedere le priorità, ha aggiunto il vice ministro dell’energia, Doru Visan: “Per quelle centrali elettriche a carbone che non sono conformi ai requisiti ambientali e di efficienza energetica, il risultato può essere solo uno: si conformano o si bloccano”.

La Romania, utilizza diverse fonti di energia, dal carbone, al gas, al nucleare, alle energie rinnovabili. Ha sia il carbone duro che la lignite. Visan ha dichiarato che sono in corso lavori di manutenzione e aggiornamento presso diverse unità a carbone.

di Reuters Staff

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

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