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Iniezioni su ferite? Il ghiaccio allevia il dolore

(Reuters Health) – A volte i rimedi della nonna si rivelano efficaci. E’ questo il caso dello studio pubblicato sull’ Emergency Medicine Journal che sostiene che applicare rapidamente un cubetto di ghiaccio sulla pelle può ridurre il dolore associato alle iniezioni di anestetico locale. Secondo i National Institutes of Health, gli anestetici locali sono generalmente usati per alleviare il dolore quando piccole ferite devono essere pulite o suturate, ma le iniezioni stesse sono spesso considerate la parte più dolorosa della procedura. Come descrivono gli autori dello studio, esistono diversi modi per ridurre il dolore associato all’iniezione. Tra questi, miscelare l’anestetico locale con bicarbonato di sodio, applicare una crema che contiene una miscela eutettica di anestetici locali (EMLA) e riscaldare la lidocaina portandola quasi alla temperatura corporea. Tuttavia, precisano gli autori, ogni metodo ha i suoi lati negativi. La shelf life della lidocaina è ridotta quando è stabilizzata con bicarbonato di sodio o riscaldata a una temperatura vicina a quella corporea; per la conservazione sono necessarie ulteriori attrezzature; dopo la miscela con bicarbonato di sodio si formano minuscoli precipitati e la crema con EMLA non è approvata per l’uso sulle ferite aperte.

La storia insegna
A descrivere per la prima volta la tecnica di applicare una cosa fredda per ridurre il dolore è stato il filosofo e medico greco Ippocrate, spesso considerato il padre della medicina. Da allora, almeno in termini di analgesia procedurale, diversi studi hanno dimostrato che uno spray refrigerante o dei cubetti di ghiaccio alleviavano veramente il dolore quando era necessario pungere vene e arterie.

Lo studio
L’attuale studio, condotto da SangChun Choi e colleghi presso l’Ajou University Hospital sito nella Repubblica di Corea, ha coinvolto 50 pazienti dai 18 ai 65 anni che presentavano semplici lacerazioni trattate in pronto soccorso. Su metà dei pazienti veniva applicato alla ferita due minuti prima di un’iniezione di lidocaina un cubetto di ghiaccio in un guanto sterile. Gli altri partecipanti non avevano avuto nessun trattamento specifico prima dell’iniezione. I pazienti sono stati invitati a classificare il loro dolore dopo l’iniezione usando una scala da 1 a 10, dove 10 corrispondeva al dolore più forte. Nel gruppo trattato con ghiaccio, metà dei pazienti hanno ritenuto il loro livello di dolore non superiore a 2, mentre nell’altro gruppo, la metà dei soggetti ha assegnato un punteggio pari o superiore a 5. In generale, osservano gli autori, i risultati hanno mostrato che la crioterapia con un cubetto di ghiaccio può significativamente ridurre il dolore percepito per iniezioni di anestetici locali, senza aumentare le complicazioni legate alle ferite. “La crioterapia sembra essere sicura, pragmatica ed efficace”, concludono gli studiosi, notando che a differenza di altri noti metodi per ridurre il dolore associato a iniezioni di anestetico locale, questo approccio non prevede una modifica della somministrazione di anestetico, una speciale strumentazione o spese aggiuntive.

I commenti
Ian Gibbons, senior house officer presso il Royal Surrey County Hospital di Guildford e non coinvolto nello studio, ha elogiato il potenziale della crioterapia, affermando che è relativamente economica e facilmente disponibile. Ryan Stanton, un portavoce dell’American College of Emergency Physicians, ha dichiarato: “Non credo che si possa dichiarare “totalmente sicura” con questi piccoli numeri, ma il ghiaccio è comunemente usato come analgesico. Va fatta più chiarezza, ma sono certo che abbia un ruolo, che sia economica e che siano pochi i problemi che possa dare”. Secondo Stanton, non coinvolto nello studio, la crioterapia potrebbe causare un danno tissutale se somministrata troppo a lungo; inoltre il rischio è che i medici, nella fretta, prendano il ghiaccio dai dispenser invece che aspettare un cubetto sterile. L’adozione di questo approccio probabilmente dipenderà dalla preferenza personale del medico e dalla popolazione di pazienti, ha aggiunto, “ma non mi aspetto che i protocolli ufficiali” richiedano di usare i cubetti di ghiaccio.

I limiti dello studio
I ricercatori hanno ammesso alcune debolezze dello studio. Ad esempio, non vi erano abbastanza pazienti per dimostrare se la del dolore potesse essere la medesimi nei diversi distretti corporei. Inoltre, variabili come la profondità della punta dell’ago, la velocità di iniezione, il quantitativo di sostanza iniettata e la scelta dell’anestetico locale potrebbero influire sui punteggi relativi al dolore. Gibbons ha anche sottolineato la probabilità di un effetto placebo amplificato, notando che “le persone sarebbero in grado di affermare con certezza la presenza di un cubetto di ghiaccio sulla loro pelle?”. I punteggi assegnati al dolore possono essere estremamente soggettivi, ha aggiunto. “Ho visto persone con femori fratturati descrivere il dolore come 1/10 e persone senza nulla che giocavano con il telefono descriverlo come 10/10”.

FONTE: Emergency Medicine Journal 2017
Natalie Grover

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

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