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Infezioni sessualmente trasmesse. Per contrastarle diagnosi precoce e trattamenti adeguati

Spesso asintomatiche o con segni e sintomi comuni, come secrezioni a livello dei genitali, prurito, dolore pelvico, dolore e bruciore alla minzione, congiuntivite nei neonati, le infezioni sessualmente trasmesse (Ist) non sempre sono semplici da individuare.

Un nemico subdolo per la popolazione mondiale ed europea. Anche perché dagli anni ’90, in particolare le infezioni batteriche come Clamidia, gonorrea e sifilide hanno ripreso drammaticamente piede nei grandi agglomerati urbani e tra i gruppi a rischio con diversi partner sessuali. Ma il dato più allarmante è che ad essere maggiormente esposti alle Ist sono soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni con un tasso di incidenza che varia a seconda del sesso e del tipo di infezione. Non solo, negli ultimi anni è aumentata rapidamente anche la resistenza di queste infezioni ai trattamenti antibiotici, a causa di un uso scorretto o inappropriato. Ecco quindi che alla luce di questi scenari la loro prevenzione e il trattamento adeguato rappresentano uno degli obiettivi di sanità pubblica ad alta priorità.

Le Ist un tempo erano note come “malattie veneree”, ma sono state rinominate nell’ultimo decennio, come specifica l’Istituto Superiore di Sanità proprio “allo scopo di enfatizzare la sempre maggiore proporzione di casi caratterizzati da una modesta espressione clinica (es. Human papillomavirus, Hiv, Herpes simplex virus tipo 1 e tipo 2, Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae, Trichomonas vaginalis”. Ad oggi si conoscono diversi patogeni, tra batteri, virus, protozoi, funghi ed ectoparassiti, responsabili di Ist che interessano l’apparato riproduttivo di donne e uomini. La via di trasmissione è prevalentemente quella sessuale, per contatto con i liquidi organici infatti (sperma, secrezioni vaginali, sangue, saliva), ma anche attraverso sangue (trasfusioni, contatto con ferite, scambio di siringhe, tatuaggi, piercing), trapianti di tessuti e organi, per trasmissione placentare dalla madre al feto, durante il parto o l’allattamento. Tra le principali complicanze ci sono sterilità, trasformazione oncogena, sinergia con l’infezione da Hiv e infezioni congenite.

A parlare sono i dati dell’Oms. Ogni anno, a livello globale, sono circa 357 milioni le nuove infezioni di cui 1 su 4 rappresentate da clamidia, gonorrea, sifilide e tricomoniasi. A guidare la triste classifica delle infezioni sessualmente trasmesse c’è la clamidia con 131 milioni di nuove diagnosi ogni anno, al secondo posto la gonorrea con 78 milioni di nuove diagnosi ogni anno mentre al terzo con 5,6 milioni di nuove diagnosi, sempre ogni anno, troviamo la sifilide. Si stima che più di 500 milioni di persone abbiano un’infezione genitale dovuta a virus herpes simplex (Hsv). Oltre 290 milioni di donne hanno un’infezione da papillomavirus umano (Hpv). Ma il dato preoccupante è che una adolescente su 20 presenta un’infezione batterica acquisita per via sessuale e l’età di esordio sta diventando sempre più bassa.

Diagnosi e trattamento. Quando non diagnosticate e non trattate le Ist possono portare a gravi complicazioni e problemi di salute a lungo termine, come la malattia infiammatoria pelvica, la gravidanza ectopica, l’aborto spontaneo per le donne, mentre la gonorrea e la clamidia non trattate possono provocare infertilità negli uomini e nelle donne.

La diagnosi convenzionale si basa sugli esami di laboratorio. I Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) raccomandano ad esempio che tutte le donne sessualmente attive si sottopongano a partire dai 26 anni a un test annuale per la clamidia per contribuire a dimezzare l’incidenza della malattia. E indagini di laboratorio annuali per clamidia, sifilide, gonorrea e Hiv sono raccomandate anche a tutti i maschi omosessuali.

L’Oms ha aggiornato nel 2016 le linee guida relative al trattamento di clamidia, gonorrea e sifilide. Infezioni sessualmente trasmesse (Ist) generalmente curabili con antibiotici, ma anche sempre più resistenti a questi trattamenti a causa di un uso scorretto o inappropriato. Per questo motivo, le nuove linee guida hanno ribadito la necessità di usare il giusto antibiotico, al dosaggio corretto e per il tempo necessario al trattamento dell’infezione e sollecitato tutti i Paesi a monitorare le resistenze antibiotiche nel proprio territorio. Ma già a partire dal 1990 l’Oms raccomanda, laddove c’è un sospetto di Ist, un approccio sindromico basato sull’associazione di più segni e sintomi che offrano un quadro clinico complessivo. Algoritmi di primo e secondo livello, basati su esami colturali, sierologici e genetico-molecolari possono contribuire alla diagnosi e all’identificazione del possibile trattamento.

Strategico adottare un approccio integrato e multidisciplinare. Attualmente in Italia, secondo i dati riportati dal Ministero della Salute, non è disponibile un piano pluriennale di prevenzione, diagnosi e trattamento delle Ist, né tantomeno esistono programmi di screening a livello nazionale, ad eccezione della sifilide, l’Hbv e l’Hiv nelle donne in gravidanza così come linee guida nazionali per il management diagnostico-assistenziale delle Ist.

Diventa perciò fondamentale, soprattutto considerando la complessità eziologica, sintomatica e clinica delle Ist, adottare un approccio integrato e multidisciplinare con la cooperazione di ginecologi, andrologi, urologi e microbiologi e la promozione di programmi di educazione sessuale e di screening.

In Italia il Gruppo Lifebrain offre al paziente soluzioni diagnostiche complete, che prevedono anche consulenze specialistiche. Al Sud Italia il Gruppo può contare sul Laboratorio Pignatelli e il Centro Medico Pignatelli di Lecce. Unico laboratorio privato in Italia tra i centri sentinella nazionali per la sorveglianza delle Infezioni Sessualmente Trasmesse, lo storico Laboratorio Pignatelli rappresenta oggi l’Hub Lifebrain nel sud Italia. Grazie alla capillarità dei servizi riesce a raggiunge non solo le 21 strutture della Puglia ma anche i tre mini Hub presenti in Campania, Basilicata e Calabria.

“Presso i nostri laboratori è possibile eseguire un pannello completo di test sierologici e molecolari, eventualmente coadiuvati con antibiogramma – spiega Luigi Tagliaferro, biologo virologo del Laboratorio Analisi Pignatelli del Gruppo Lifebrain – nell’ottica di un servizio completo offerto al paziente, potendo contare su ambulatori specialistici come il Centro Medico Pignatelli, offriamo la possibilità di usufruire di una consulenza microbiologica, ginecologica e urologica per comprendere e intraprendere gli approcci terapeutici più adeguati. Inoltre – continua Tagliaferro – grazie alla rete di Laboratori diffusi sull’intero territorio e alla rete logistica personalizzata, anche i piccoli laboratori e punti prelievo delle aree periferiche della Puglia, della Calabria e della Basilicata, possono fare riferimento al Laboratorio Pignatelli, Hub per il sud Italia, per eseguire analisi su tamponi che, una volta prelevati, vengono destinati a Lecce tramite i nostri corrieri interni”.

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