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Infarto miocardio: necessari protocolli ad hoc per quelli con sopraslivellamento del tratto ST

(Reuters Health) – L’infarto del miocardio con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI – ST-segment-levation myocardial infarction) in ambito ospedaliero spesso non sarebbe riconosciuto, con ritardi che si riflettono nell’ottenere e interpretare l’elettrocardiogramma e conseguente ritardo nelle cure. A dimostrarlo è uno studio pubblicato da JAMA Cardiology e coordinato da Glenn Levine, del Baylor College of Medicine di Houston.

Lo studio
I ricercatori hanno esaminato i dati pubblicati in letteratura, presentando una definizione clinica e un protocollo di miglioramento del trattamento e della gestione dei pazienti con STEMI. I ricercatori hanno per esempio visto che i pazienti con questa forma di infarto hanno meno frequentemente i tipici sintomi dell’angina. E ritardi significativi nella diagnosi si verificherebbero a causa delle presentazioni atipiche, con una percentuale compresa tra 34 e 71% di pazienti sottoposti a cateterizzazione diagnostica e un’altra, compresa tra il 22 e il 56%, di pazienti sottoposti a intervento coronarico percutaneo. Alcuni studi, inoltre, riportano una mortalità compresa tra il 31 e il 42% e le tre aree di ritardo che meriterebbero maggiore attenzione sono l’acquisizione dell’elettrocardiogramma, l’interpretazione di questo e l’attivazione di sistemi di cura per lo STEMI. E per facilitare il riconoscimento di questa condizione, i ricercatori hanno proposto una definizione in cui un nuovo aumento del tratto ST sia accompagnato da aumento del biomarker cardiaco, presenza di trombi, emboli o spasmi delle coronarie evidenziati con angiografia, esordio dei sintomi corrispondente a livello temporale con ischemia grave, brusco deterioramento inspiegabile dell’emodinamica o nuova anomalie del movimento della parete dei vasi.

 

Fonte: JAMA Cardiology
Marilynn Larkin
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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