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Ecco il nuovo Piano Vaccini, ma quando sarà operativo?

vacciniIl via libera al nuovo Piano Vaccini, incluso nel pacchetto dei nuovi Livelli Essenziali di assistenza (Lea) c’è, ma l’avvio della fase operativa, per gli esperti, è ancora un’incognita. “Purtroppo non sarà realtà almeno fino al 2017 inoltrato”, spiega Giovanni Corsello, presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip). “Serve infatti – spiega – un percorso ulteriore, perché ha bisogno di un recepimento a livello regionale”.

Sul nuovo Piano Vaccini pesa inoltre “il problema della carenza di personale”, secondo Carlo Signorelli, presidente della Società d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (Siti). “Il rischio è che alcune regioni restino indietro aumentando le disequità nelle offerte vaccinali”. Preoccupazione condivisa anche dal Tribunale dei Diritti del Malato che mette in guardia contro il “rischio di obiettivi destinati a saltare”.

Il Piano estende infatti l’offerta vaccinale e mira a superare disuguaglianze regionali. Dietro, però, c’è una questione organizzativa da non sottovalutare. “L’attuazione – spiega Signorelli – richiederà parecchio tempo. Perché, ad
esempio, gli accessi ai centri vaccinali raddoppieranno nel primo anno di vita per immunizzare i nuovi nati contro il meningococco B, che non va fatto insieme ad altri vaccini. C’è la necessità quindi di accordi operativi per la verifica della congruenza del personale che poi deve somministrarli, soprattutto laddove oggi è già carente”.

Il piano 2016-2018 “dovrebbe in teoria finalmente ridurre le disuguaglianze che oggi esistono tra le Regioni, ma è difficile immaginare come, senza interventi su aumento del personale o organizzazione, si possa pensare di garantire una offerta che si amplia moltissimo”, sottolinea Sabrina Nardi, vice coordinatore del Tribunale dei Diritti del Malato. “In molte realtà, infatti – aggiunge – già oggi registriamo difficoltà a gestire le vaccinazioni. Se il bimbo si ammala, per riprogrammare l’appuntamento ci sono attese di mesi che a volte portano a spostare i tempi del richiamo oltre la finestra temporale prevista per l’efficacia dell’immunità”.

La conseguenza, è che “gli ambiziosi obiettivi previsti rischiano di saltare” e “di fatto, a medio termine non avrà effetti sulla riduzione delle disuguaglianze in termini di offerta reale. Chi raggiungerà l’obiettivo sono le regioni che già stavano lavorando in questo senso. Quelle che sono indietro, lo saranno ancora di più”. Centrale il nodo dei tempi, in cui vanno considerati anche quelli per espletare le nuove gare d’acquisto per le dosi.

Ma a rischiare di allungarli, in primis, il fatto che, sottolinea Nardi “nonostante il via libera avuto dalle Regioni, manca ancora l’intesa in Conferenza Stato-Regioni, specificamente prevista e rinviata a suo tempo per approfondimenti in ordine alle coperture”. L’auspicio, già diverse volte espresso dagli esperti, “è che si faccia nel più breve tempo possibile, perché – conclude Corsello – una volta implementato aiuterà a ridurre le inaccettabili disparità regionali che oggi vediamo”.

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