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Identificare le psicopatologie dalla prima infanzia grazie a un test

shutterstock_251801584Alcuni tratti di psicopatologie possono essere rintracciati anche in bambini di tre anni. Questo il risultato di uno studio che ha esaminato come i piccoli reagiscono a differenti espressioni facciali e a immagini da neutrali ad angoscianti. L’equipe internazionale di scienziati diretti dalla docente di psicologia Eva Kimonis dell’University of New South Wales ha sviluppato uno strumento diagnostico che rivela come bambini anche piccoli possono mostrare reazioni legate a psicopatologie.

Nella ricerca pubblicata sul Journal of Abnormal Child Psychology, condotta su oltre 200 bambini di età fra tre e sei anni, il 10% di questi ha mostrato tratti insensibili e impassibili come mancanza di rimorso o di empatia verso i sentimenti di altre persone. Lo strumento diagnostico potrà quindi permettere di offrire terapie tempestive ai bambini a rischio di psicopatologie, precisa Kimonis. “Finora non avevamo modo di identificare tali tratti nei bambini molto piccoli. Questo è il primo studio che usa strumenti adattati alla prima età e prima questi bambini sono identificati, prima possono essere aiutati”, aggiunge.

I bambini sono stati valutati usando una combinazione di test adattati alla loro età oltre a interviste con i loro genitori e insegnanti. I test misuravano la loro abilità a riconoscere espressioni facciali mutevoli o statiche e le loro reazioni a immagini angoscianti o neutrali, come un bambino che piange o un oggetto qualsiasi. “Dei bambini anche molto piccoli con tali tratti mostrano difficoltà nel riconoscere le emozioni di altri e non restano coinvolti nelle emozioni altrui. Quando vedono persone sofferenti la loro attenzione non è catturata nella maniera in cui lo sarebbe nella popolazione sana”, spiega la psicologa.

Gli strumenti diagnostici sono stati disegnati per catturare tratti di insensibilità, in modo da distinguere i bambini a rischio di psicopatologie dai bambini con disturbi dello sviluppo come l’autismo. E, secondo Kimonis, possono avere importanti applicazioni nel trattamento di bambini a rischio di comportamento criminale più tardi nella vita. In tempi recenti vi è la tendenza a prescrivere farmaci a questi bambini piccoli, il che è preoccupante perché non sappiamo quanto ciò possa essere dannoso, riferisce la studiosa, “Dobbiamo affrontare il problema da un’angolatura differente e adattare il comportamento dei genitori con programmi educativi che si sono già dimostrati efficaci per altri bambini antisociali. L’obiettivo è di sviluppare le attitudini emotive dei bambini, di insegnare ai genitori ad essere affettuosi, a coinvolgersi nella realtà dei figli e osservare come può ridurre nel tempo quei tratti insensibili e impassibili”.

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