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Primi dati sull’invecchiamento del paziente con Hiv. Presentato lo studio Geppo.

calcagno-guaraldiHa coinvolto oltre 3.100 pazienti over 65 con infezione HIV; è lo studio Geppo presentato oggi al congresso Icar (Italian Conference of AIDS and Antiviral Research) in corso a Milano. Obiettivo della ricerca è studiare l’invecchiamento e approfondire il ruolo che giocano i farmaci nella gestione della cronicità della malattia, anche in presenza di comorbosità. “La peculiarità è che per la prima volta abbiamo studiato il fenomeno emergente legato all’invecchiamento – spiega Giovanni Guaraldi, ricercatore dell’Università di Modena e tra gli autori del lavoro – L’idea era quella di valutare in modo multidimensionale l’aging nei pazienti con HIV, qualcosa che non era ancora stato fatto”.

Lo studio osservazionale retrospettivo ha coinvolto 10 centri clinici italiani che hanno raccolto caratteristiche cliniche, terapie antiretrovirali, comorbosità e patients-reported outcome dei pazienti più anziani, contribuendo a delineare un quadro preciso della situazione attuale. “Nello studio prospettico che dovrebbe partire a breve auspichiamo un’analisi più complessa, anche con l’aiuto di un geriatra, delle terapie più indicate in questa popolazione di pazienti”, spiega Andrea Calcagno, ricercatore in malattie infettive all’Università di Torino che ha partecipato al lavoro. Le informazioni dei pazienti sono state confrontate con quelle di un gruppo di pazienti negativi all’HIV reclutati dall’università di Modena. “Nella nostra coorte, 350 pazienti avevano iniziato la terapia con la prima generazione di farmaci antiretrovirali – afferma Guaraldi – In queste persone abbiamo verificato una maggiore prevalenza di alcune comorbosità rispetto alla popolazione generale, in particolare in chi aveva iniziato il trattamento oltre 20 anni fa”.

Le multimorbidità si accompagnano in generale all’età e per questo è importante scegliere la terapia retrovirale in modo da limitare la tossicità e l’interazione con gli altri farmaci somministrati al paziente. Negli over 65 le patologie più diffuse oltre al virus dell’HIV sono le malattie cardiovascolari e, in seconda battuta, quelle renali e ossee. “Abbiamo osservato che gli inibitori dell’integrasi non busterati hanno bassa tossicità e, a differenza dei busterati, poche interazioni – spiega Calcagno – Nella coorte che abbiamo studiato le persone che seguivano questo trattamento erano una percentuale bassa. Speriamo di poter approfondire questi dati e arrivare a prescrivere un trattamento che sia il più adatto possibile al singolo paziente e ai suoi problemi, compresi quelli legati all’età”.

Di Michela Perrone

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