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Fumo e problemi cardiaci: stesso rischio anche per i fumatori occasionali

(Reuters Health) – Fumare abitualmente o concedersi una sigaretta ogni tanto non cambia il rischio cardiovascolare, almeno per quel che riguarda ipertensione e alti livelli di colesterolo. A dimostrarlo è stato uno studio pubblicato sull’American Journal of Health Promotion e coordinato da Kate Gawlik, ricercatore all’Ohio State University College of Nursing di Columbus (USA).

Lo studio
Per lo studio, i ricercatori americani hanno esaminato i dati raccolti su 39.555 adulti tra il 2012 e il 2016, che facevano parte di un programma di educazione sanitaria cardiovascolare. In particolare, Gawlik e colleghi hanno valutato le abitudini al fumo e misurato i livelli di colesterolo e la pressione sanguigna. Di tutti i partecipanti, la maggior parte non era fumatore, il 17% erano fumatori abituali e il 10% era rappresentato dai cosiddetti ‘fumatori sociali’, che non hanno un’abitudine quotidiana al fumo, ma si concedono una sigaretta solo in determinate situazioni. Dallo studio è emerso che, rispetto ai non fumatori, i fumatori sociali avevano più del doppio di probabilità di soffrire di ipertensione e il 53% di probabilità in più di avere elevati livelli di colesterolo. Sebbene inizialmente i risultati abbiano mostrato un tasso inferiore di ipertensione tra i fumatori occasionali rispetto agli abituali, quando il dato veniva aggiustato per altri fattori, come il peso, l’età, il sesso, l’aumento della pressione sanguigna era praticamente paragonabile tra i due gruppi, pari al 76% dei fumatori abituali e al 75% di quelli occasionali. Stesso discorso per i livelli di colesterolo, aumentati nel 53% dei fumatori occasionali e nel 55% di quelli abituali. Dunque, i fumatori occasionali avrebbero le stesse probabilità di quelli abituali di avere questi fattori di rischio cardiovascolare. “Questi risultati forniscono una forte evidenza che il fumo, indipendentemente dalla quantità, è un fattore di rischio cardiovascolare”, ha dichiarato Gawlik, concludendo che “nessuna quantità di fumo è sicura”.
Fonte: American Journal of Health Promotio
di Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

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