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Familiare malato: il 35% di chi se ne occupa lascia il lavoro

anzianoSei persone su dieci che accudiscono una persona con malattia cronica sono state costrette a ridurre l’orario di lavoro, oltre il 35% ha dovuto lasciarlo, mentre due su dieci hanno chiesto il prepensionamento. E’ quanto emerge dal XIV ‘Rapporto sulle politiche della cronicità’ del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva, presentato a Roma.

Ci sono poi, rileva il rapporto dal titolo ‘La cronicità e l’arte di arrangiarsi’ e basato sui dati acquisiti da 38 associazioni di pazienti, le difficoltà del lavoratore affetto da disabilità. Il 62% riscontra ostacoli nel prendersi permessi di cura. Il 57,2% svolge un lavoro non adatto al proprio stato di salute, comportando, inevitabilmente un peggioramento. Il 45,2% è costretto a nascondere la patologia, mentre il 38% rinuncia a lavorare. “Nei fatti, sulle cronicità siamo in ritardo cronico”, dichiara Tonino Aceti, responsabile del Coordinamento delle Associazioni dei Malati Cronici.

“Stando alle scadenze fissate dal Patto per la Salute, da dicembre 2014 avremmo dovuto avere un Piano nazionale delle cronicità e entro ottobre 2014 l’Intesa sulla continuità assistenziale ospedale-territorio. E invece ancora nulla di fatto”. Lo stesso vale, aggiunge, per i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, attesi da 15 anni e previsti, secondo l’ultima Legge di Stabilità, entro febbraio 2016: “ad oggi non si sa né quali siano i tempi dell’approvazione, né cosa conterranno”.

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