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Fabbriche nello Spazio? In gara anche l’Italia

La sfida è quella di creare prodotti realizzabili solamente in totale assenza di gravità. Per farlo, servirebbero delle fabbriche extraterrestri ed è proprio ciò che sulla Terra le grandi potenze stanno cercando di organizzare. Anche l’Italia è salite sul treno che porta all’economia del futuro con l’Agenzia spaziale italiana (Asi). A far luce sui nuovi progetti in embrione è lo stesso presidente Asi Roberto Battiston, al convegno Mars to Earth 2018, promosso dall’associazione Mars Planet nella sede di Regione Lombardia.

La fantascienza diventa realtà
“Se fino a poco tempo fa le fabbriche nello spazio potevano sembrare fantascienza, ora si preparano a diventare realtà”, afferma Battiston. “Sappiamo che in molti casi l’assenza di gravità cambia il risultato del processo produttivo – aggiunge – le fibre ottiche prodotte nello spazio, ad esempio, sono più efficienti perché hanno una purezza interna che è decine di volte superiore alle fibre ottiche prodotte sulla Terra. Anche le molecole biologiche, come le proteine, si assemblano in maniera diversa nello spazio, acquisendo proprietà inedite che possono avere applicazioni in medicina finora sconosciute”.

Ad oggi, le tecnologie per la produzione in orbita sono state testate per lo più nella Stazione spaziale internazionale (Iss), “con esperimenti che sono accessibili a pochi ricercatori, perché sono costosi e limitati nel tempo per l’impegno che richiedono agli astronauti”, sottolinea presidente dell’Asi. “Tutto cambierà – osserva – quando potremo fornire ai ricercatori dei piccoli satelliti da poche decine di migliaia di euro, che potranno gestire autonomamente da Terra per lavorare giorno e notte sui proprio esperimenti”. Un primo test è in programma già per il 2019, con il lancio del nanosatellite Dido della compagnia israeliana Space Pharma.

“Abbiamo appena attivato un bando – racconta Battiston – che darà l’opportunità a ricercatori italiani e israeliani di sfruttare questo lancio per ricerche in ambito farmacologico e biochimico, in modo da imparare a usare meglio queste tecnologie innovative”. Così ci si allenerà per la seconda fase “che si aprirà fra tre o quattro anni con Space Rider, lo shuttle europeo che opererà come un mega laboratorio rimanendo per mesi in orbita per poi tornare sulla Terra e riportare il materiale sviluppato a bordo. Nel mondo farmaceutico abbiamo già suscitato un grande interesse, ma considerando anche altri settori, credo che la ‘manufacturing in space’ contribuirà in modo significativo alla crescita della space economy che prevediamo esponenziale”.

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