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Epilessia resistente ai farmaci: nei bambini efficace intervento chirurgico

(Reuters Health) – L’intervento chirurgico a livello cerebrale per trattare l’epilessia resistente ai farmaci nei bambini sarebbe particolarmente efficace, giacché garantirebbe ai piccoli pazienti una probabilità 10 volte maggiore di non andare incontro a crisi a un anno dall’intervento. È quanto emerge da uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine. La ricerca è stata coordinata da Manjari Tripathi, dell’All India Institute of Medical Sciences di Nuova Delhi.

Il lavoro scientifico ha coinvolto 116 pazienti. Di questi, il 77% avrebbe avuto convulsioni subito dopo l’intervento, che con il tempo hanno avuto una frequenza minore. Una percentuale che comprende, però, il 37% di bambini che non ha proprio avuto convulsioni nell’anno successivo all’operazione, contro il 7% del gruppo che riceveva solo terapia farmacologica, in attesa dell’intervento. Quando sono state prese in considerazione tutte le crisi, i bambini che non si sottoponevano a intervento avevano quattro volte più probabilità di avere un attacco epilettico nell’anno rispetto ai bambini trattati chirurgicamente. Inoltre, si sono registrati milgioramenti nel comportamento e nella qualità della vita.

L’intervento, però, avrebbe portato a gravi effetti collaterali in un terzo dei bambini, soprattutto debolezza in un lato del corpo. Un effetto che, a detta dei ricercatori, era prevedibile e che comporterebbe l’incapacità dei bambini di deambulare autonomamente, ma che, opportunamente trattato con fisioterapia, porterebbe alla ripresa della funzionalità dell’arto inferiore e superiore in sei mesi, tranne a livello di polso e dita. Di contro, però, il 16,5% dei bambini in attesa di intervento avrebbe subito gravi lesioni a seguito delle continue convulsioni. “L’intervento non solo è efficace, ma dovrebbe essere fatto il prima possibile” quando ci si rende conto che il bambino non risponde ai farmaci”, dice Tripathi .
I commenti
“Questo è il primo trial clinico randomizzato a valutare i risultati della chirurgia nei bambini”, dice Donald Schomer, del Comprehensive Epilepsy Program al Beth Israel Deaconess Medical Center, di Boston. “I risultati sono di gran lunga superiori a quelli che si ottengono intervenendo sugli adulti”, ha spiegato l’esperto, che non era coinvolto nello studio e che ha però sottolineato anche che il follow-up di un anno “è troppo breve per vedere un cambiamento notevole”, soprattutto nel quoziente intelletivo, che non avrebbe subito variazioni, secondo gli autori, dopo l’intervento.

Fonte: The New England Journal of Medicine
Gene Emery
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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