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Epatite C. Obiettivo eradicazione 2030, a che punto siamo?

L’obiettivo fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) di eradicare l’epatite C entro il 2030 è di difficile raggiungimento per molti dei Paesi coinvolti. A rivelare che solo sei Paesi europei sono sulla buona strada per eliminare l’epatite C è uno studio presentato all’International Liver Congress in corso a Parigi. L’Italia non è tra questi sei e anzi, si trova in una posizione intermedia.

La ricerca
I ricercatori del Center for Disease Analysis Foundation di Lafayette, negli Usa, hanno analizzato i dati sui trattamenti effettuati con i nuovi farmaci in grado di eliminare l’epatite dall’organismo per i 53 stati della regione europea dell’Oms, confrontandoli con i casi stimati per verificare se almeno il 7% della popolazione infetta è stato trattato nel 2017, condizione essenziale per l’eradicazione della malattia.

I sei stati ‘on track’
“Al World Hepatitis Summit dello scorso anno solo quattro stati, Olanda, Germania, Islanda e Georgia, sono risultati ‘on track’ – spiega Homie Razavi, l’autore principale – L’ultima analisi mostra che Francia, Spagna e Svizzera si sono aggiunti a questo gruppo, mentre la Germania ne è uscita perché non sta più trattando la percentuale di pazienti necessaria ogni anno”.

L’Italia
Secondo i dati emersi dallo studio americano e riportati al Congresso di Parigi, in Italia ci sarebbero circa 800mila infezioni con solo un 4% di pazienti trattati. Il dato però non è conforme con quanto riportato sul registro Aifa. “Nel nostro Paese, il numero complessivo di infezioni varia da 350 a 400mila, con 127mila pazienti trattati”, ha precisato Carlo Federico Perno, professore ordinario di microbiologia dell’Università di Milano. Facendo un rapido calcolo “se fossero, come dicono le stime più attendibili, 350/400mila infezioni di cui 127mila trattate, ne rimarrebbero circa 250mila. Se consideriamo poi che stiamo trattando circa 50mila pazienti l’anno, siamo ben lontani dai dati riportati dallo studio americano”. Non saremmo quindi così indietro rispetto agli altri Paesi e anzi “siamo forse tra i Paesi che più hanno fatto per combattere l’epatite C, anche con fondi dedicati”, ha concluso Perno.

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