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Dolore cronico accelera il declino della memoria

Le persone anziane che soffrono di dolore cronico potrebbero incorrere in un declino della memoria accelerato e quindi maggiore probabilità di demenza. A rivelarlo è uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine.

Lo studio
I ricercatori della University of California di San Francisco (UCSF) hanno analizzato i dati di 10.065 persone over 60 per 12 anni. I partecipanti che dichiaravano di aver sofferto in modo persistente di dolore moderato o grave in due interviste, nel 1998 che nel 2000 (in tutto erano circa il 10% del totale), presentavano, nei 10 anni successivi, una diminuzione del 9,2% nel punteggio dei test sulla memoria, rispetto a coloro che non erano stati afflitti dal dolore. Diminuzione che si traduceva in un rischio maggiore di incapacità di gestire farmaci e finanze in modo indipendente.

Inoltre avevano una probabilità del 2,2% maggiore di sviluppare la demenza in generale. “Fino a un anziano su tre soffre di dolore cronico, quindi capire il rapporto tra dolore e declino cognitivo è un primo passo importante per aiutare queste persone”, commenta Elizabeth Whitlock, prima autrice dello studio.

Tra i motivi sospettati, la maggiore assunzione di antidolorifici, come gli oppiacei, o la possibilità che il dolore attivi i percorsi dell’ormone dello stress, già noti per essere implicati in una ridotta capacità del cervello di codificare i ricordi. In qualsiasi caso, lo studio mostra che il dolore potrebbe essere usato come marcatore per evidenziare un maggior rischio di futuro declino cognitivo e suggerisce ai medici di concentrare più attenzione nella gestione del dolore cronico.

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1 Responses to "Dolore cronico accelera il declino della memoria"

  1. Non è certo a causa dell’uso di antidolorifici o di oppiacei che chi soffre di dolore cronico rischia il declino della memoria. Il dolore cronico è causato da infezioni batteriche croniche a causa di difese immunitarie indebolite. Spesso il meccanismo è una ipofunzione tiroidea che comporta ingresso di batteri dalle vie aeree superiori. Queste infiammazioni se croniche e non riconosciute invadono per via ematica articolazioni, cuore, reni, arterie, cervello. Le infezioni da patogeni comuni contratte in passato aumentano il rischio di disturbi cognitivi, almeno secondo uno studio svolto presso la Columbia University di New York e pubblicato su Neurology. «La ricerca dimostra che l’infiammazione infettiva gioca un ruolo di concausa nella patogenesi dell’ictus ischemico, dell’aterosclerosi e della demenza» dice Mitchell Elkind, professore associato di neurologia alla Columbia e coordinatore dello studio. E spiega: «Le infezioni batteriche e virali possono diffondersi alle pareti dei vasi provocando il rilascio di citochine, modificando il metabolismo lipidico, e contribuendo in diversi altri modi alla disfunzione vascolare». Per esempio, i processi infettivi da virus come Herpes simplex tipo 1 (Hsv-1) e Citomegalovirus (Cmv), e da batteri, quali Chlamydia pneumoniae ed Helicobacter pylori, risultano legate a doppio filo alla malattia di Alzheimer , che comporta un deficit cognitivo. «

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