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Diagnosi sbagliate: i più a rischio sono i pazienti difficili

Donna dal medicoIl comportamento del paziente andrà ad influire sulla propria diagnosi. La probabilità di andare incontro a una diagnosi sbagliata, infatti, aumenta notevolmente, fino al 42% in alcuni casi, quando davanti al dottore si presenta un paziente “difficile” che ostacola gli sforzi con atteggiamento aggressivo o mettendo in discussione il ruolo del medico. A rivelarlo sono due studi dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam, pubblicati sul British Medical Journal.

La prima ricerca ha coinvolto 63 medici di base all’ultimo anno di formazione, ai quali sono state affidate sei diverse descrizioni scritte di sintomi di malattie, tre considerate complesse e tre più semplici. Le sei descrizioni erano in due versioni diverse, la prima neutra e la seconda in cui il paziente appariva “difficile”. I risultati hanno mostrato che nei casi complessi, i medici avevano un 42% in più di probabilità di sbagliare in un paziente “difficile” (aggressivo o che metteva in discussione una diagnosi) rispetto ad un altro con gli stessi sintomi ma dal comportamento neutro. Per i casi più semplici il tasso di diagnosi sbagliate scendeva a 6%.

Un altro esperimento ha coinvolto 74 medici ospedalieri in formazione a cui è stato chiesto di fare diagnosi in otto scenari diversi. Lo studio questa volta ha previsto anche atteggiamenti come quello di un paziente che minacciava il medico e un altro che lo accusava di discriminazione. In questo caso l’accuratezza diagnostica risultava di un quinto più bassa nei pazienti problematici, ai cui casi i medici non sembravano dedicare più tempo che agli altri.

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