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Diabete: Piano nazionale ok ma ancora poca aderenza

diabeteL’Italia è stato il primo paese in Europa ad avere un Piano Nazionale per il Diabete, che anche altri Stati stanno prendendo ad esempio. Tuttavia, da Nord a Sud, i percorsi di cura vengono ancora ampiamente disattesi e la conseguenza è un alto numero di comorbilità, che potrebbero essere evitate insieme a relativi costi. A fare il punto della situazione gli esperti riunitisi in Senato per il convegno ”Il paziente diabetico: modelli di appropriatezza e aderenza per una corretta gestione integrata”.

I numeri
Analizzando ad esempio i dati che arrivano dalla provincia di Piacenza, nella virtuosa Emilia Romagna, ha chiarito Luca Baldino, rappresentante della Federazione Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso), emerge che ”in un anno solo un terzo dei diabetici ha eseguito un esame del fondo dell’occhio, solo la metà un elettrocardiogramma. Numeri che dovrebbero triplicare nel primo caso e raddoppiare nel secondo, se vogliamo evitare che questi malati tra qualche anno, oltre a fare i conti con il diabete, debbano anche curare perdita della vista e problemi di cuore”.

Il Piano Nazionale
Obiettivo del Piano Nazionale è proprio l’adesione ai percorsi di cura ”e le regioni lo stanno implementando”, sottolinea Paola Pistoni, presidente Commissione Diabete presso  il ministero della Salute. E’ infatti previsto un monitoraggio dell’applicazione in tre anni, specifica, ”il primo anno prevede il recepimento formale del piano, cosa che è stata
fatta in 20 regioni su 21, il secondo anno verranno verificati gli atti in linea con gli obiettivi, il terzo anno gli effettivi cambiamenti”. Per capire i possibili risparmi economici che ne deriveranno, basti pensare che ”il diabete riguarda 4 milioni di italiani che ne sono consapevolmente affetti mentre un altro milione ha la malattia senza saperlo”, ricorda Enzo Bonora, presidente della Società italiana di Diabetologia (Sid).

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