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Diabete: a controllarlo ci pensa Mr. Google

Monitorare le ricerche fatte su Google dagli utenti su diabete di tipo 2 e patologie correlate potrebbe essere utile per seguire l’andamento della malattia stessa. A suggerirlo è uno studio pubblicato su Scientific Report che mostra come le parole chiave inserite nei motori di ricerca o sui social media e relative a sintomi o fattori di rischio del diabete possano fornire dati precisi su come la malattia è diffusa in aree specifiche. In pratica più la parola “diabete” viene ricercata, più ci sono probabilità che in quella zona geografica vi sia un’alta incidenza della patologia.

Lo studio
I ricercatori della University of Warwick hanno analizzato i dati di Google Trends, tool che offre una visione delle ricerche effettuate online e permette di conoscere quante volte un termine viene usato in un periodo di tempo e in una determinata area geografica.

Attraverso le ricerche degli abitanti di Londra, hanno confrontato i tassi di fluttuazione settimanali della parola chiave “Diabete”, in correlazione a espressioni legate a fattori di rischio per la malattia, quali: “come perdere peso”, “come smettere di fumare”. Hanno così confermato che le tracce del motore di ricerca costituiscono un pool di dati crescente e inutilizzati, che può essere sfruttato per progettare programmi di screening più efficaci.

Cercando con Google Trends si scopre ad esempio che l’Italia, seguita da Francia e da Paesi del Nord Africa, è al top tra gli Stati in cui il termine “diabete” viene cercato in rete, “segno di una alta incidenza ma anche di forte sensibilizzazione al problema”, commenta Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid). La parola ha avuto uno degli ultimi picchi di interesse a inizio luglio, in concomitanza con la scomparsa di Paolo Villaggio, morto proprio per le conseguenze della malattia.

Andando a vedere le regioni, è più ricercata in Calabria, Basilicata, Sardegna, Sicilia, Campania, “regioni in cui il diabete è anche più diffuso”, precisa Sesti. In genere, è associata alla parola “sintomo”, “segno del fatto che i pazienti si rivolgono sempre più a Internet per una autodiagnosi della malattia.

E proprio questo è uno dei principali rischi, perché l’autodiagnosi può essere imprecisa senza esami di laboratorio. Mentre è fondamentale, in caso di sospetta presenza di diabete, contattare un medico”, conclude il presidente della Società italiana di diabetologia.

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