Deterioramento cognitivo: un sintomo comune e trascurato della sclerosi multipla – intervista a Ralph Benedict

Il deterioramento cognitivo è un segno a volte trascurato, ma comune, della sclerosi multipla e ha un impatto profondo sulla vita quotidiana dei pazienti. La ricerca neuro-psicologica suggerisce che la velocità di elaborazione cognitiva e la memoria episodica sono i domini cognitivi più frequentemente colpiti, come spiegano gli autori di una review pubblicata dalla rivista The Lancet. Abbiamo interrogato, sull’argomento, il Professor Ralph H B Benedict del dipartimento di neurologia dell’Università di Buffalo e primo autore dell’articolo.

Professore, possiamo prima di tutto ricordare qual è il meccanismo biologico all’origine della sclerosi multipla?

La sclerosi multipla (SM) è una malattia immuno-mediata del sistema nervoso centrale (SNC). Le cellule T entrano nel cervello attraverso le interruzioni della barriera emato-encefalica, riconoscono la mielina come estranea e la attaccano, causando danni alle cellule protettive che si trovano attorno agli assoni, gli oligodendrociti. Questo processo infiammatorio provoca la produzione di citochine e anticorpi, un’ulteriore rottura della barriera emato-encefalica. Quando la mielina o le fibre nervose vengono danneggiate o distrutte, la trasmissione neuronale rallenta, gli assoni possono essere danneggiati a tal punto che l’intera cellula muore. Pertanto, questo processo infiammatorio porta alla neurodegenerazione.

Quali sintomi comporta questo processo?

In alcuni pazienti predomina la neurodegenerazione, con conseguente compromissione delle funzioni cerebrali e del midollo spinale. I danni alle aree del sistema nervoso centrale possono produrre una varietà di sintomi neurologici che variano a seconda della regione danneggiata. I possibili decorsi della malattia sono tre: recidivante-remittente, secondaria progressiva e primaria progressiva.

Nel vostro articolo parlate anche di deficit cognitivi: quanto sono comuni e quanto sono gravi?

Circa il 35-50% dei pazienti con decorso recidivante-remittente e circa i due terzi dei pazienti con una forma progressiva presentano un deterioramento cognitivo. Molto spesso la compromissione è lieve o moderata, i deficit sono gravi e invalidanti in circa il 10-20% dei pazienti affetti. Sono proprio i deficit cognitivi, nella maggior parte dei casi, a causare la perdita del lavoro nei pazienti.

A cosa sono dovuti?

Alla neurodegenerazione di cui parlavo prima. La perdita delle cellule nel talamo e nella corteccia cerebrale è correlata al deterioramento cognitivo.

Perché i sintomi cognitivi sono spesso sottovalutati in questa malattia?

La sclerosi multipla è una malattia complicata e il deterioramento cognitivo, sebbene importante per la qualità della vita del paziente, è uno dei tanti sintomi. È difficile per il neurologo clinico concentrarsi su questa particolare area in una breve visita ambulatoriale e la funzione cognitiva è difficile da valutare. Di solito, i neuropsicologi sono chiamati a valutare lo stato mentale nei pazienti neurologici. Negli ultimi anni gli sforzi per semplificare il processo di valutazione nelle cure neurologiche di routine hanno contribuito a valutazioni più comuni e a una migliore gestione clinica.

Il Symbol Digit Modality Test (SDMT), per esempio, è un test cognitivo sensibile e affidabile utilizzato dai neuropsicologi per valutare la velocità di elaborazione cognitiva. All’inizio degli anni 2000 gli studi hanno iniziato a dimostrare che l’SDMT è molto sensibile nel rilevare il deterioramento cognitivo nella SM.

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