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Da cosa dipende il déjà-vu?

shutterstock_188353298Il déjà-vu è un fenomeno psichico presente in circa l’80% della popolazione normale, che consiste nell’erronea sensazione di aver già visto un’immagine o vissuto un avvenimento o una situazione. In realtà, si tratta di manifestazioni epilettiche derivanti da scariche all’interno del cervello. Finora non era stata trovata una spiegazione plausibile a questo affascinante fenomeno e questo perché non erano mai stati confrontati individui sani con pazienti malati di epilessia, ma i ricercatori dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Catanzaro, in collaborazione con l’Istituto di neurologia della locale Università ‘Magna Graecia’, lo hanno fatto.

“L’obiettivo era quello di scoprire se esistesse una base anatomo-fisiologica comune nella genesi del déjà-vu tra soggetti sani e pazienti, che potesse spiegare le basi di un fenomeno psichico che, in alcune circostanze, diventa patologico”, spiega Angelo Labate, neurologo associato dell’Ibfm-Cnr e docente presso l’Università ‘Magna Graecia’. Lo studio, pubblicato su Cortex, “ha evidenziato che sia i soggetti malati, sia le persone sane interessate da déjà-vu, presentano anomalie a livello morfologico, che coinvolgono però aree cerebrali diverse. I pazienti affetti da epilessia evidenziano anomalie localizzate nella corteccia visiva e nell’ippocampo, cioè nelle aree cerebrali deputate al riconoscimento visivo e alla memorizzazione a lungo termine. Questa scoperta dimostrerebbe che la sensazione di déjà-vu, riportata dai pazienti durante un episodio epilettico, è un sintomo organico di una memoria reale, anche se falsa”.

Diversamente, i soggetti sani che vivono questa esperienza “presentano piccole variazioni anatomiche a livello della corteccia insulare che ha il compito di convogliare tutte le informazioni sensoriali all’interno del sistema limbico/emotivo”, aggiunge Antonio Cerasa dell’Ibfm-Cnr. “Tale modifica parrebbe dimostrare che nel soggetto sano l’esperienza del déjà-vu è, in realtà, un fenomeno di alterata sensorialità dello stimolo percepito, più che un ricordo alterato: noi pensiamo di aver già visto quel posto, ma in realtà è la sensazione che abbiamo provato nel vederlo che ci richiama uno stimolo mnestico precedentemente associato”.

 

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5 Responses to "Da cosa dipende il déjà-vu?"

  1. Sarà anche vero…
    Ho effettuato una rmn encefalica con apparecchio di ultima generazione con ricostruzione 3D e la struttura encefalica non mostra alcun difetto ( neppure varianti anatomiche).
    Sono medico e ho visto l’imaging con il collega neuroradiologo.
    Ho sperimentato più volte episodi di dejà vu, sia da ragazzina che da adulta. Che possa essere un fenomeno elettrico cerebrale è indubbio, che ci siano malformazioni corticali/ insulari macroscopiche che lo causino mi lascia perplessa, solo uno studio di citoarchitettura ( su cadavere) potrebbe confermare quanto sostenuto ( cosa impossibile da realizzarsi per ovvi motivi) Inoltre sarebbe interessante conoscere il numero e la modalità con cui i pazienti sono stati arruolati nello studio. Importantissimo sarebbe conoscere del campione il livello di studio, il è la frequenza dei dejà vu, l’età età e soprattutto ci vorrebbe un tracciato EEG a sostenere l’ipo tesi.
    Comunque resta un fenomeno affascinante!

    • mat

      @ Amelia:

      Per saperne di più basta scaricare e leggere l’articolo pubblicato su Cortex.
      E comunque il meccanismo è diverso nei sani, a quanto pare non legato a alterazioni morfologiche (perciò dubito che sia visibile ad una semplice RM). È anche scritto chiaramente nel testo. ..

  2. Molto superficiale e tirata per i capelli la tesi dei colleghi di Catanzaro.
    Non tiene in alcuna considerazione le recenti teorie di fisica, di meccanica quantistica e di cosmologia.
    In pratica, secondo questa teoria il deja vu sarebbe l’effetto di anomalie cerebrali : nulla di più insensato!
    Tutto ciò è assurdo.
    Come al solito la scienza cerca di dare risposte semplicistiche a fenomeni di cui non sa dare reali spiegazioni e questo è proprio uno di quei casi.
    Oggi la scienza viaggia a compartimenti stagni, non ha più una visione d’insieme ed ognuno ha la pretesa di dare spiegazioni dal basso del suo limitato osservatorio, senza tenere in alcuna considerazione e, soprattutto, ignorando completamente, quello che in altri campi della scienza è stato scoperto.
    Per avere una qualche affidabilità oggi qualsiasi teoria dovrebbe essere valutata da un pool di esperti, che non devono avere necessariamente una sede fisica, ma via web possono avere la possibilità di prendere atto delle varie tesi scientifiche sottoposte loro e confermarle alla luce di tutte le più recenti scoperte negli altri campi della scienza.
    Sono certo che i fisici ed, in particolare, i fisici quantistici, si farebbero grosse risate di fronte alla risibile tesi dei colleghi di Catanzaro.
    Dott. Claudio Noschese

  3. La Scienza assume come interessante un fenomeno che si ripete in un numero di volte ritenuto statisticamente soddisfacente (per convenzione con un P pari o inferiore a 0.05). Si tratta, ovviamente, di una convenzione come tante altre. I fenomeni di deja-vu sono più frequenti di quanto non si conosca, sia perché sono più confidenze salottiere che non fenomeni studiati e studiabili (fa fede solo la persona che li riferisce ma senza roiscontri obiettivi e documentabili). Studiarli, come ha cercato di fare l’equipe di Catanzaro va bene. Chi ricerca, ricerca: è il suo compito. Anche sulle cose apparentemente più strane. Ma concludere che nostra consapevolezza di un fatto (l’aver già visto o vissuto una situazione) è un’illusione generata da alcune aree cerebrali sembra quasi cementare i piedi di un corridore. Che dire dei coiddetti “profeti” biblici o di Nostradamus (tutto chiaro a posteriori, cioé a cose avvenute) o dei veggenti sparsi nei vari santuari? Tutti con alcune aree cerebrali particolarmente attive? E di quelli che, senza essere profeti o veggenti, raccontano con larghi sorrisi o quasi di nascosto – come fosse un reato non ancora prescritto – la loro esperienza del cosiddetto deja-vu? Comiciano ad essere un pò tanti, forse. Un famoso anatomo-patologo disse che aveva sezionato molti corpi e mai aveva trovato l’anima (potremmo anche chiamarlo “spirito” o “soffio vitale” o in altro modo etereo). E aveva ragione, dal momento che la cosiddetta anima non è materia visibile e tangibile. Forse. Sì, perché anche il pensiero è l’effetto di reazioni chimico-fisiche che si traduce in altre azioni chimico-fisiche più manifeste: l’azione nella sua accezione più larga. Ma da dove proviene o chi gestisce il pensiero? Chi è il suo primum movens? Qui si entra apparentemente nella filosofia (leggi anche il luogo delle idee – tòpos noetòs – di Platone) o, se vogliamo, dello spirito e della religione. Ma questa è un’altra storia.
    Dr. Sebastiano Rizzo
    P.S.: in verità anche sono capitati fenomeni di deja-vu. Anzi, devo confessare che da studente (ormai più di 50 anni fa) riuscivo a concentrarmi su alcuni argomenti d’esame di varie materie ripetendo a me stesso: “Mi devono chiedere questo argomento. Mi devono chiedere questo argomento”. E stranamente – ma mi ci ero ormai abituato – imaginavo la scena perfettamente come poi si sarebbe verificata: la chiamata, la domanda, la risposta. Ho confessato, ma credo che il reato sia ormai prescritto. Buona salute a tutti. Soprattutto mentale…..

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