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Cresce la ricerca in Italia ma siamo dietro i ‘grandi’ in Ue

L’Italia ha speso nel 2014 in investimenti per lo sviluppo e la ricerca l’1,29% del proprio Pil: un incremento rispetto al dato del 2004, che era l’1,05%.   Tuttavia resta sotto la media Ue (2,03%) e soprattutto indietro rispetto ai ‘grandi’ d’Europa: la Germania fa registrare un 2,84%, la Francia un 2,26% e il Regno Unito 1,72%. Il nostro Paese ha esattamente lo stesso dato del Portogallo, ed e’ avanti di pochissimo rispetto alla Spagna (1,2%). E’ quanto emerge dai dati forniti oggi da Eurostat, l’ente statistico Ue.

Sempre secondo questa ricerca, tra i Paesi della Unione europea, lo Stato che spende di piu’ in questo settore e’ la Finlandia (3,17%), poi la Svezia (3,16%) e la Danimarca (3,08%). Fanalino di coda la Romania (0,38%), seguita da Cipro (0,47%) e Lettonia (0,68%). In rapporto ai dati del 2004, Eurostat fa sapere che questi investimenti in R&D (research and development) sono cresciuti in 23 Paesi: in calo invece in Croazia (dal 1,03% nel 2004 allo 0,79 nel 2014), in Lussemburgo (dall’1,62% all’1,24), In Finlandia (dal 3,31% al 3,17%) e in Svezia (dal 3,39% al 3,16%).

Un dato, quello medio europeo del 2,03%, che resta comunque lontano dagli investimenti in ricerca e sviluppo di altre economie emergenti: la Corea del sud spende infatti 4,15% del proprio Pil, il Giappone 3,47%, gli Usa 2,81% nel 2012.    L’Ue si trova piu’ o meno allo stesso livello della Cina che fa registrare il 2,8%. Meglio invece della Russia, ferma al 1,15%. Da ricordare che nell’ambito della politica di stimolo alla competitivita’, uno degli obbiettivi della strategia “Europa 2020” e’ l’aumento della spesa per la ricerca e sviluppo in Ue sino al raggiungimento di quota 3% del Pil. Traguardo che al momento appare quanto meno ambizioso.

Inoltre, scorporando il dato attuale Ue, quel 2,03%, Eurostat rende noto che la la maggior parte di questi investimenti in ricerca e sviluppo, circa i 2 terzi del totale, viene dal settore privato (64%), quindi dall’area della formazione di alto livello (23%). Il settore pubblico e’ solo terzo con il 12%, infine il settore privato no-profit quarto con l’1%. Sempre seguendo questa analisi, il dato italiano dell’1,29% del Pil e’ composto per il 56% da investimenti del settore privato, dal 27% proveniente dall’area dell’alta formazione, dal 14% del settore pubblico e dal 3% di quello dell’area privata no-profit.

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