CoVid-19 e vitamina C: intervista a Sadanand Fulzele

La somministrazione di dosaggi elevati di vitamina C è attualmente oggetto di studio per il trattamento del CoVid-19 in alcune popolazioni, ma i ricercatori che ne stanno esplorando il potenziale nell’invecchiamento sostengono che i fattori chiave per l’efficacia di questa strategia risiedano nei livelli del trasportatore naturale necessario per far giungere la vitamina all’interno delle cellule. Età, razza, sesso e livelli di espressione e varianti genetiche di questi trasportatori della vitamina C sono fattori importanti ai fini dell’efficacia del trattamento basato su questa vitamina contro il CoVid-19 ed altre patologie.

Popular Science Italia ha intervistato il prof. Sadamand Fulzele del Medical College of Georgia, divisione della Augusta University, che ha guidato le ultime ricerche in questo campo e ne ha redatto un rapporto di recente pubblicazione.

Quale potrebbe essere il ruolo della vitamina C nel trattamento del CoVid-19?

La vitamina C può essere effettivamente impiegata come terapia di supporto insieme ad altri farmaci per il trattamento del CoVid-19. In precedenza è stato dimostrato che elevate dosi di vitamina C per via endovenosa offrono un range di efficacia da moderato ad elevato nella prevenzione e nella limitazione della durata delle infezioni virali. Il trattamento con vitamina C è noto per il ruolo benefico nella prevenzione/neutralizzazione della risposta infiammatoria, riducendo quindi lo stress ossidativo e stimolando gli interferoni ed altre citochine antivirali. Esso inoltre è caratterizzato anche da effetti collaterali minimi, ed i pazienti presentano un elevato grado di tolleranza all’acido ascorbico ad alte dosi. La vitamina C potrebbe essere d’aiuto in determinate categorie di pazienti con CoVid-19, ma non in tutte.

Quali fattori potrebbero interferire con la vitamina C in questo contesto?

A nostro avviso sesso, età, razza, background genetico e patologie preesistenti (diabete, ipertensione e chemioterapie) influenzerebbero/ridurrebbero gravemente i benefici della vitamina C, eminentemente a causa della riduzione del trasporto della vitamina C all’interno delle cellule.

Qual è il ruolo dell’espressione del trasportatore in questo genere di strategia?

La vitamina C è altamente idrosolubile, e non può diffondersi direttamente attraverso lo strato lipidico idrofobico della membrana plasmatica per ottenere l’accesso alle cellule. E’ necessario un sistema di trasporto specifico, costituito dai trasportatori della vitamina C sodio-dipendenti. I nostri studi precedenti hanno dimostrato che il trasportatore della vitamina C viene inibito con l’età e con le patologie osteoartrotiche. Inoltre i nostri studi e quelli altrui hanno dimostrato che il trasporto della vitamin C risulta disregolato/ridotto in presenza di stress ossidativo e condizioni infiammatorie. Sulla base della nostra esperienza e dei dati disponibili, abbiamo supposto che il trasportatore della vitamina C svolga un ruolo fondamentale nei benefici vitamina C-dipendenti nel trattamento del CoVid-\9. I pazienti con bassi livelli di espressione del trasportatore potrebbero trarne meno beneficio, come accade a causa dell’età o delle patologie di base.

E’ possibile tentare di fare qualcosa per massimizzare l’espressione del trasportatore nel paziente quando i livelli sono troppo bassi?

Il nostro laboratorio sta lavorando estensivamente per identificare micromolecole che possano stimolare il trasportatore della vitamina C. Abbiamo dimostrato in precedenza che il desametasone a basse dosi disregola significativamente il trasportatore della vitamina C nelle cellule staminali, come emerge da esperimenti in vitro. Alcuni studi recenti hanno dimostrato che il trattamento con desametasone nei pazienti con CoVid-19 riduce la gravità della malattia ed i tassi di mortalità. Noi dunque ipotizziamo che questo esito positivo possa essere parzialmente dovuto alla stimolazione del trasportatore della vitamina C.

Nei pazienti sani la vitamina C potrebbe essere presa in considerazione come strategia preventiva per il CoVid-19?

Noi crediamo che l’apporto quotidiano di vitamina C potenzi la risposta immunitaria ed aiuti a combattere l’infezione virale da CoVid-19, ma non impedisca di contrarre l’infezione se un soggetto viene a contatto con il virus. Un livello ottimale di vitamina C ridurrebbe la gravità dell’infezione virale ed i tassi di mortalità, ma non preverrebbe l’infezione.

(Aging and Disease 2020, http://www.aginganddisease.org/EN/10.14336/AD.2020.0918)

Post correlati

Lascia un commento

*