CoVid-19: c’è molto da fare prima che la gente sia pronta per il vaccino. Intervista a Brian Poole

Un recente studio suggerisce che debba essere istituita qualche significativa iniziativa di comunicazione pubblica prima che un qualunque vaccino anti-CoVid-19 possa essere reso disponibile sul mercato, e dato che diversi vaccini potrebbero essere approvati entro la fine dell’anno o l’inizio del prossimo, il tempo a disposizione non è molto. Secondo i dati, il 68% degli interpellati risulta ben disposto a farsi vaccinare contro il CoVid-19, ma permangono perplessità riguardo effetti collaterali, congruità dei test effettuati sui vaccini ed efficacia dei vaccini stessi. I dati rivelano anche che se una persona è genericamente favorevole ai vaccini, essa tenderà anche ad essere genericamente favorevole al vaccino anti-CoVid-19 e inoltre, i soggetti che pensano che la pandemia sia un grave problema per lo stato hanno maggiori probabilità di desiderare di farsi vaccinare. Risulta sorprendente il fatto che, nonostante il clima attuale, non sussista alcuna correlazione causale fra l’ideologia politica e l’atteggiamento nei confronti del vaccino anti-CoVid-19. Lo studio conclude che sia necessario prendere tempo per sedare le preoccupazioni sugli effetti collaterali sia a breve che a lungo termine prima che il vaccino venga rilasciato.

Popular Science Italia ha intervistato l’autore dello studio, Brian Poole, del Dipartimento di Microbiologia e Biologia Molecolare della Brigham Young University.

A suo avviso, in che misura l’esitazione nei confronti dei vaccini potrebbe ostacolare la diffusione del prossimo vaccino anti-CoVid-19 a livello globale?

E’ difficile dire in che misura la resistenza ad un vaccino anti-CoVid-19 sia dovuta ad una complessiva esitazione nei confronti dei vaccini, ma è chiaro che i due elementi sono correlati. Dato che circa il 70% dei residenti negli USA è propenso a farsi vaccinare contro il CoVid-19, ciò indica che almeno il 30% delle persone non lo sia, ed un’ampia misura di ciò si deve ad una generale diffidenza verso i vaccini. Dato che i vaccini divengono più affidabili nelle popolazioni in base a quante persone li assumono, la speranza sarebbe che il potenziale vaccino venga assunto da ben più del 70% delle persone, ma l’esitazione vaccinale potrebbe mantenere questi numeri relativamente bassi.

Quale iniziativa sanitaria pubblica potrebbe essere intrapresa per spianare la strada all’introduzione del nuovo vaccino?

Penso che un’assoluta trasparenza nel processo di sperimentazione e sugli effetti collaterali sarebbe d’aiuto. Se alla popolazione viene detto esattamente cosa accade con i test, esattamente quanti effetti collaterali vengono registrati e di che tipo essi siano e quanto rari e lievi gli effetti collaterali di fatto siano, ciò potrebbe aiutare con le preoccupazioni generali per gli effetti collaterali, il che rappresenta la principale perplessità espressa nello studio. Le persone devono credere al fatto di stare assumendo un vaccino ben testato e sicuro.

Un altro modo di aprire la strada all’introduzione del vaccino consiste nell’enfatizzare il fatto che il vaccino non riguarda soltanto la sicurezza personale, ma rappresenta anche un metodo per riportare sia la propria nazione che il mondo alla loro normale funzionalità. Le persone che pensano che il virus sia un problema significativo avevano maggiori probabilità di esprimere la volontà di assumere il vaccino. Pertanto minimizzare gli effetti del virus potrebbe risultare deleterio e rendere la gente meno propensa ad accettare il vaccino, prolungando la pandemia. Ancora una volta, l’onestà nel discutere la gravità del virus ed i suoi effetti è di importanza capitale.

Quale messaggio potrebbe veicolare un medico di base ai propri pazienti per convincerli ad accettare un vaccino anti-CoVid-19?

Penso che il messaggio più importante sarebbe che il vaccino è stato testato estensivamente e che sia sicuro. Si dovrebbe anche discutere con il paziente delle fasi della sperimentazione in cui sarebbe stato possibile prendere delle scorciatoie ma ciò non è accaduto.  Enfatizzare la valenza protettiva del vaccino non soltanto per chi lo riceve, ma anche per gli altri all’interno della società.

Potrebbe descriverci le attuali barriere che sussistono nella popolazione USA nei confronti di un futuro vaccino contro il SARS-CoV-2, in base alla sua ricerca?

La maggior parte della popolazione interpellata temeva gli effetti collaterali, e che il vaccino potesse essere stato prodotto con troppa fretta. Molte persone erano preoccupate del fatto che si tratterebbe di un vaccino nuovo, e non vorrebbero sentirsi come la cavia di un esperimento. Per quanto il nostro studio non abbia dimostrato che la politica svolga un ruolo nella volontà di vaccinarsi o meno, io temo che più il vaccino verrà reso una questione politica, più saranno le persone di un versante o dell’altro che saranno esitanti nel farne uso, specialmente se avranno l’impressione che il vaccino venga spinto per il vantaggio politico dell’altra fazione.

A suo avviso, i timori sollevati dall’attuale pandemia potrebbero sovrastare l’esitazione vaccinale?

Io spero che l’attuale pandemia dimostri alla gente quanto gravi possano essere le malattie infettive, e possa rallentare il movimento dell’esitazione vaccinale. Certo, ci sono in giro anche teorie del complotto, ma nel complesso penso che una volta che l’utilità, la sicurezza e la sperimentazione di un vaccino vengano viste in tempo reale da un gran numero di persone, ciò possa scoraggiare l’esitazione vaccinale, ed i vaccini in generale divengano maggiormente popolari.

(Vaccines (Basel) 2020; 8: E582)

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