Home » Medicina » Coronavirus: anche l’Italia isola il virus

Coronavirus: anche l’Italia isola il virus

Per combattere il nemico al meglio bisogna conoscerlo. Così sta succedendo per il coronavirus cinese: un team di ricerca tutto al femminile e tutto italiano è riuscito a isolare il virus aprendo così la strada alla comunità scientifica per sviluppare terapie mirate ed un possibile vaccino. Il risultato si deve a Maria Capobianchi, direttrice del laboratorio di Virologia dell’Inmi Spallanzani, a Concetta Castilletti, responsabile della Unità dei virus emergenti, specializzata in microbiologia e virologia e alla ricercatrice Francesca Colavita, che da 4 anni è al lavoro nel laboratorio dopo diverse missioni in Sierra Leone per fronteggiare l’emergenza Ebola.

L’annuncio è arrivato dal ministro della Salute Roberto Speranza durante una conferenza stampa allo Spallanzani, dove è ricoverata la coppia di cinesi contagiata, in condizioni stabili. Il ministro si era recato per una visita in Istituto, ricevendo a sorpresa la notizia. “Aver isolato il virus significa molte opportunità di poterlo studiare, capire e verificare meglio cosa si può fare per bloccare la diffusione. Sarà messo a disposizione di tutta la comunità internazionale. Ora sarà più facile trattarlo”.

Non siamo il primo paese ad averlo fatto: lo hanno fatto la Cina (senza condividere i dati), gli Usa, il Giappone, l’Australia e la Francia, quest’ultima sul filo di lana con l’Italia. “Una notizia importantissima per lo sviluppo delle cure. Un grande plauso a ricercatori e staff medico dello Spallanzani. Orgogliosi del nostro Servizio Sanitario Nazionale, tra i migliori a livello mondiale”, scrive sui canali social il premier Giuseppe Conte, che si unisce ai ringraziamenti che il ministro della Salute aveva già fatto agli operatori del Servizio Pubblico.

“Ora i dati saranno a disposizione della comunità internazionale. Si aprono spazi per nuovi test di diagnosi e vaccini e l’Italia diventa interlocutore di riferimento per questa ricerca”, spiega il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, Giuseppe Ippolito. “La macchina delle risposte alle epidemie funziona, per una risposta molecolare capace di coltivare i virus e contribuire alla ricerca per farmaci e vaccini”, aggiunge. “Abbiamo depositato le sequenza genetiche”, messe a disposizione degli scienziati di tutto il mondo.

Il risultato è letto con grande ottimismo da tutta la comunità scientifica. “Grazie all’ottimo lavoro dello Spallanzani da oggi anche l’Italia potrà cominciare a lavorare direttamente per cercare una terapia” dichiara Silvio Brusaferro presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. “L’isolamento virale, effettuato anche in Italia dallo Spallanzani – continua Giovanni Rezza Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS – permette di sequenziare il virus e confrontarlo con i ceppi già isolati anche in Cina e al di fuori della Cina in Paesi come Francia e Australia per valutare eventuali mutazioni. In generale, l’isolamento del virus può aiutare a mettere a punto i metodi diagnostici, testare l’efficacia di molecole antivirali conosciute e identificare e potenziare eventuali punti deboli del virus al fine di consentire lo sviluppo di strategie terapeutiche e identificare eventuali target vaccinali”. Ma il vaccino, ricorda Ilaria Capua, “non è dietro l’angolo e ci vorranno almeno 6 mesi”.

Oltre alla giovane di origine cinese residente a Frosinone e all’operaio rumeno dell’hotel della coppia, altre tre persone sono state dimesse nel corso della giornata di ieri dallo Spallanzani di Roma: sono state sottoposte ai due test per il Coronavirus e sono risultate negative. A mezzogiorno di domenica i pazienti che risultavano ricoverati, stando al bollettino diffuso dai sanitari, erano 23. A questi vanno aggiunti i 20 della comitiva. Giornate convulse dove notizie di ogni genere si rincorrono e dove si rischia di creare confusione senza poter più distinguere ciò che è vero ed utile da ciò che non lo è. L’epidemia del coronavirus – dice infatti l’Oms – è “accompagnata da una massiccia ‘infodemia’, ovvero un’abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno. Siamo al lavoro per rintracciare e rispondere a falsi miti e voci sul virus di Wuhan”.

Tag

Add To TwiiterRetweet This Post item information on FacebookShare This Add LinkedinLinkedin Digg ThisDigg This Add To Del.icio.usBookmark This

About The Author

Lascia un commento

*