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Coronavirus. “Risultati altamente significativi” con remdesivir: i pazienti si rimettono più velocemente

(Reuters) – Il trial portato avanti dal governo degli Stati Uniti sull’efficacia di remdesivir somministrato a pazienti affetti da Covid-19 ha dato i primi risultati: i pazienti trattati con remdesivir si sono ripresi più velocemente (del 31%) rispetto a coloro che sono stati trattati con il placebo. Dati che il Dr. Anthony Fauci ha definito “altamente significativi”.

L’interesse per remdesivir è elevato in quanto non esistono trattamenti approvati o vaccini preventivi per la patologia Covid-19 e i medici sono alla disperata ricerca di qualsiasi cosa possa alterare il decorso della malattia, che attacca i polmoni e, nei casi gravi, molti altri organi. “È un momento davvero molto importante”, ha detto Fauci ai giornalisti alla Casa Bianca, paragonandolo al 1986: “eravamo alla ricerca di farmaci per combattere l’HIV e non avevamo ancora nulla”. E ha aggiunto: “questo sarà lo standard di cura”.

Lo studio, condotto dall’Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive, parte del National Institutes of Health, su 1.063 pazienti è randomizzato e in doppio cieco (i pazienti hanno quindi ricevuto o il farmaco o un placebo senza che né loro né i medici sapessero in quale gruppo si trovassero). I risultati preliminari mostrano che i pazienti affetti da Covid-19 ricoverati in ospedale a cui è stato somministrato remdesivir sono guariti in 11 giorni, rispetto ai 15 giorni dei pazienti trattati con placebo.

Tra i pazienti trattati con remdesivir è deceduto l’8% rispetto all’11,6% nel gruppo placebo. La differenza osservata però non era statisticamente significativa, quindi potrebbe non essere dovuta al farmaco di Gilead che lo produce.

I dati provenienti da diversi studi clinici nelle ultime settimane hanno dipinto un quadro ambiguo della sua efficacia e Fauci ha avvertito del fatto che gli ultimi dati devono ancora essere analizzati. Il ricercatore capo dello studio clinico ha dichiarato che i risultati completi potrebbero arrivare a metà maggio e “l’intero set di dati fornirà maggiore chiarezza su come remdesivir può essere utilizzato al meglio”, ha affermato la dott.ssa Aneesh Mehta, ricercatrice del processo NIH presso la Emory University School of Medicine di Atlanta.

La Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha dichiarato di aver discusso con Gilead sulla messa a disposizione di remdesivir per i pazienti il più rapidamente possibile, ma l’agenzia ha rifiutato di commentare i piani per concedere l’approvazione. “Vogliamo che tutto sia al sicuro, ma vorremmo anche un’approvazione molto rapida, soprattutto per i farmaci che funzionano”, ha commentato il presidente americano Donald Trump.

Le azioni di Gilead sono aumentate di oltre il 5% mercoledì, chiudendo a 83,14 dollari e sono aumentate del 27% quest’anno.

Gilead all’inizio di questo mese ha dichiarato di essere pronto a donare agli ospedali 1,5 milioni di dosi di remdesivir, che dovrebbero essere sufficienti per oltre 140.000 pazienti o anche di più, se il farmaco potesse essere somministrato per una durata più breve. L’approvazione del farmaco aprirebbe la strada alle vendite commerciali.

“Stiamo lavorando per creare un consorzio globale di produttori farmaceutici e chimici per espandere la capacità e la produzione globali”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Gilead, Daniel O’Day. Ha anche affermato che Gilead sta cercando dei modi per portare il trattamento ad un numero più elevato di pazienti, studiando altre formulazioni e mezzi di consegna.

Un barlume di speranza

I nuovi dati “offrono un barlume di speranza”, ma sono necessarie ulteriori analisi e confronti “con altri studi sul farmaco che hanno mostrato risultati contrastanti”, ha commentato il dott. Lawrence K. Altman, del Wilson Center di Washington, DC.

Sempre mercoledì, la rivista medica Lancet ha pubblicato i risultati di uno studio condotto in Cina che ha concluso che remdesivir non è riuscito a migliorare le condizioni dei pazienti né a ridurre la presenza del patogeno nel flusso sanguigno. Gilead ha affermato in precedenza che tali risultati non erano conclusivi perché lo studio era stato interrotto presto.

“Il farmaco sembra avere attività antivirale, ma non si sa ancora in che misura”, ha affermato il dott. Daniel McQuillen, specialista in malattie infettive presso il Lahey Hospital & Medical Center di Burlington, nel Massachusetts. “Potrebbe essere necessario utilizzarlo in combinazione con un altro agente antivirale”. In effetti, la combinazione di diversi trattamenti antivirali si è dimostrata efficace contro altre malattie.

La durata del trattamento

Gilead ha anche fornito i dati di uno studio condotto sui pazienti gravi affetti da Covid-19 che ha coinvolto dozzine di centri medici. Non è stato fatto, in questo caso, un confronto con il placebo ma sono stati comparati due regimi di somministrazione diversi: di cinque o di dieci giorni.

Dal trial, condotto su 397 pazienti, è emerso che si possono ottenere miglioramenti clinici simili indipendentemente dalla durata del trattamento e che trattando i pazienti precocemente si ottengono risultati migliori rispetto ad una somministrazione successiva nel corso dell’infezione.

Deena Beasley e Manas Mishra

(Versione italiana per Popular Science/Quotidiano Sanità)

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