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Come la geofisica trasforma burro di noccioline in diamanti

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Un ricercatore tedesco sta tentando di simulare le condizioni che si riscontrano nel mantello terrestre inferiore. A migliaia di km sotto la superficie, il mantello inferiore è esposto a temperature superiori a 2200 gradi, ed a pressioni che risultano 1,3 milioni di volte maggiori rispetto all’aria che respiriamo. Tentando di simulare questo ambiente apocalittico, questo ricercatore si è imbattuto in alcuni metodi innovativi per la lavorazione dei diamanti. Questi ultimi, luccichio a parte, sono composti da semplici atomi di carbonio disposti in cristalli. Secondo l’ipotesi originale, nell’antichità le rocce potrebbero aver attirato diossido di carbonio dagli oceani, e poi sprofondando nel mantello quest’ultimo le ha lasciate: una volta libero, il diossido è stato privato del suo ossigeno da parte del ferro presente nel mantello. Ciò ha lasciato semplice carbonio libero che è stato compresso in diamanti dalle elevate temperature e dalla pressione. L’ipotesi si è rivelata fondata, quando queste stesse condizioni sono state ricreate mediante poderose presse, forgiando essenzialmente un diamante dall’aria pura. Dato che tutta la materia vivente contiene carbonio, come materia prima è stato usato il burro di noccioline, ossia l’ingrediente preferito dagli americani per imbottire un panino: tuttavia, apparentemente l’idrogeno legato al carbonio nel burro di noccioline ha reso il processo più caotico, ed anche nelle migliori circostanze, il processo risulta lento, in quanto per un diamante di due-tre millimetri sono necessarie settimane. La tecnica comunque rimane valida: lavorando sugli ingredienti base, questa procedura potrebbe essere impiegata per produrre superconduttori migliori o per creare diamanti super-resistenti per applicazioni industriali. (BBC Future online 2014, pubblicato il 7/11)

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