Chirurgia mininvasiva: ospedale Santorso all’avanguardia per le patologie femminili

Il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Santorso (Vicenza) ha iniziato nel 2010 un percorso per garantire alle proprie pazienti le tecniche e le procedure più innovative e sicure. “Considerati all’ordine del giorno – spiega Marcello Scollo, direttore del Dipartimento Materno – Infantile – gli interventi di chirurgia laparoscopica avanzata vengono normalmente eseguiti solo in centri di eccellenza chirurgica di riferimento nazionale. Da tempo però sono una realtà presso l’Ospedale Santorso e questo risultato è stato possibile grazie al costante aggiornamento dei nostri medici e all’attività assistenziale di alto livello di tutto il personale di reparto e sala operatoria. Proprio con questo spirito, l’ospedale ha ospitato il corso “Chirurgia microinvasiva Santorso’s way”, un’occasione per discutere, insieme a chirurghi di altre strutture della Regione Veneto, delle tecniche mininvasive in ginecologia, valutandone i pregi clinici e le ricadute in termini di sostenibilità economica”.

I vantaggi della chirurgia mininvasiva in Ginecologia
La chirurgia mininvasiva è ancora poco diffusa in Italia, nonostante siano sempre più riconosciuti i suoi vantaggi soprattutto per i pazienti. “Per le pazienti – dice Carlo Dorizzi, referente sala operatoria di ginecologia – i benefici sono innumerevoli e rappresentati da un più veloce recupero, un minor tempo di permanenza in ospedale e un miglior risultato clinico con minori complicanze, grazie alla sicurezza e alla precisione che queste tecniche garantiscono e la necessità di un minor ricorso a farmaci per contrastare il dolore. La chirurgia mininvasiva è detta “gentile” in quanto riduce l’impatto sui tessuti e organi sani e vicini e, nel 70% dei casi, considerando anche quelli più complessi, non rende necessario l’uso di farmaci analgesici per ridurre il dolore post-operatorio. La maggior parte delle pazienti si alza dal letto e beve dopo solo 6 ore dall’intervento e in genere viene dimessa il giorno successivo”.
In ginecologia, uno degli interventi chirurgici più frequenti è l’isterectomia, ossia la rimozione dell’utero. “Se si considera questo tipo di intervento – continua Valentina Bresciani, ginecologa all’ospedale Santorso – l’uso della laparoscopia nel nostro reparto è passato dal 41% all’86% dei casi in sei anni, con una conseguente riduzione degli interventi laparotomici tradizionali dal 22 al 3%. L’ospedale Santorso presenta una gestione peri-operatoria, detta  fast track, che risponde agli stessi principi delle tecniche chirurgiche mininvasive: ridurre al minimo l’ospedalizzazione, ridurre la preparazione pre-operatoria della paziente, dimissioni precoci e il ritorno immediato a condurre una vita normale. Ad esempio, lo sforzo organizzativo e assistenziale ha portato a ridurre di quasi 2 giorni, da 4 a 2.3, i giorni di degenza media per isterectomia laparoscopica”.
“Una delle cause di rimozione dell’utero – spiega Sara Fantinato, referente di oncologia ginecologica – sono i tumori. Nella nostra struttura una paziente con tumore all’utero viene operata e dimessa entro 30 giorni dalla diagnosi. In questi casi, il ricovero dura circa 2 giorni e la paziente viene dimessa in buone condizioni e con tutti i controlli, già previsti e pianificati, da un’equipe multidisciplinare di medici formati e dedicati a questo. Le tecniche mininvasive rappresentano un vantaggio anche per i minori costi “personali”, assenza di dolori e cicatrici con un minimo impatto fisico, familiari e sociali visto che è possibile un ritorno al lavoro e alla vita di prima più rapido”.

Per una Sanità sostenibile
“Oltre agli enormi vantaggi per il paziente – chiarisce Marcello Scollo – le tecniche mininvasive rappresentano un’opportunità anche per la sostenibilità del nostro Sistema sanitario nazionale, tema caldo in questi ultimi tempi. Se andiamo a monetizzare i risparmi che derivano dall’adozione di queste pratiche chirurgiche, la riduzione dei giorni di ospedalizzazione, di uso di farmaci analgesici e di antibiotici, questi diventano molto importanti e, nell’esperienza del nostro ospedale, hanno raggiunto più di 300.000 euro in tre anni”.

 

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