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Chirurgia bariatrica: l’intervento che ti salva la vita

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Un milione e 300mila di obesi, 3% della popolazione, è candidato alla chirurgia bariatrica, ma solo lo 0,8% vi accede. 8 i miliardi di euro all’anno che vengono assorbiti dall’obesità, circa il 7% della spesa sanitaria globale. Un paziente obeso costa 1700 euro in più di uno normopeso e se è anche diabetico, condizione molto frequente in questi soggetti, il costo arriva a 2700 euro l’anno. Questi i disarmanti dati emersi dal convegno organizzato da S.I.C.OB. Obesità 2015. Una pandemia: l’innovazione della terapia chirurgica tenutosi oggi a Roma presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”.

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Questa è “una situazione che deve prevedere scelte organizzative ed economiche più lungimiranti”, ha detto Nicola Di Lorenzo, Presidente S.I.C.OB., anche perché, pensando solo al costo, “si tratta di soggetti che hanno un costo elevato nel primo anno di trattamento, ma che a medio termine costituiscono un risparmio per il sistema”. Triplicare gli interventi di chirurgia bariatrica, porterebbe, infatti, ad un risparmio di circa 2 miliardi di euro l’anno rispetto ai 650 milioni di oggi. Il costo del DRG per l’intervento di chirurgia bariatrica è ammortizzato nei primi 3 anni a fronte di una vita residua del paziente di 30-50 anni con un carico di patologie e invalidità nettamente inferiore. A questo va aggiunto poi il risparmio in termini di patologie correlate, visite mediche, ricoveri, farmaci, perdita di giorni di lavoro, impegno dei caregivers e disabilità progressiva.

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Sulla scia delle Breast Unit, l’obiettivo è quello di creare delle vere e proprie Obesity Unit per meglio gestire questa patologia in tutti i suoi aspetti e per far sentire il paziente obeso meno solo. “Ero condannata a morte; a 36 anni soffrivo di ipertensione, diabete, disturbi di circolazione a cui aggiungevo attacchi di panico, depressione cronica e ansia. La chirurgia mi ha salvato la vita”. Queste le parole di Marina Biglia, Presidente dell’Associazione Amici Obesi, ex paziente obesa e sopravvissuta. Arrivare a salvare vite umane, questa la sfida della chirurgia bariatrica e delle Obesity Unit. Sul territorio nazionale, l’obesità è distribuita in modo del tutto disomogeneo con una percentuale nettamente superiore al Sud, ma con la maggior parte degli interventi eseguiti nelle strutture dedicate del Nord. “Questa anomalia porta ad un elevato flusso interregionale di pazienti e ad una discriminazione di quelli che ne avrebbero bisogno, ma che non trovano risposte sul territorio”, spiega Di Lorenzo.

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“Dobbiamo scardinare l’idea che l’intervento di chirurgia bariatrica per la cura dell’obesità sia una ‘scorciatoia’ per chi vuole dimagrire o un capriccio estetico. – aggiunge Claudio Cricelli, Presidente SIMG – I candidati a questo tipo di chirurgia sono soggetti che convivono con ipertensione e diabete e che rischiano ogni giorno infarti, ictus e cancro”, non si tratta di un vezzo, si tratta dell’unica opportunità di guarigione davvero efficace oggi.

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“Il vero problema però, – aggiunge Federico Spandonaro, Presidente CREA (Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) – è la continua crescita dei casi, a dimostrazione del fallimento delle strategie di prevenzione. Per la politica sanitaria (e in generale per quella economica) diventa quindi ineludibile darsi una spiegazione di tali fallimenti, impostando nuove ed efficaci strategie di azione, in grado di integrare prevenzione, terapie farmacologiche e chirurgia bariatrica a seconda della loro costo-efficacia nei diversi stadi dell’obesità”.

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