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Cancro endometrio: liquido lavaggio uterino possibile strumento di diagnosi

(Reuters Health)- Il liquido usato per il lavaggio uterino può trasformarsi in un mezzo di screening molecolare e diagnosticare il cancro dell’endometrio. È quanto emerge da uno studio effettuato negli USA su donne sottoposte a isterectomia, pubblicato da Plos Medicine. John Martignetti e colleghi, del Mount Sinai Hospital di New York,  hanno analizzato un campione di 107 donne, confrontando la pratica del lavaggio uterino con le evidenze emerse dai campioni di sangue raccolti. Il team ha utilizzato due panel di nuova generazione per il sequenziamento genetico ultra profondo. L’analisi istopatologica classica ha mostrato che sette pazienti avevano il tumore dell’endometrio. Sei di queste pazienti avevano un cancro di stadio IA e uno era rilevabile solo a livello microscopico poiché si trovava all’interno di un polipo. A tutte e sette sono state trovate significative mutazioni genetiche associate al cancro sia nel pellet cellulare, sia in frazioni di Dna libero dalle cellule. Nelle quattro pazienti in cui era disponibile un adeguato campione di tumore, tutte le mutazioni tumorali sopra una frazione specifica di allele erano presenti nei campioni di Dna del lavaggio uterino. Delle 95 pazienti con diagnosi di patologia benigna o di non-cancro, 44 non avevano significative mutazioni tumorali. Ma, “in modo intrigante”, dicono i ricercatori, 51 pazienti senza evidenza istopatologica di cancro hanno fatto rilevare livelli relativamente alti di mutazioni tumorali associate. Così l’esame del liquido di lavaggio uterino di per sé non ha distinto tra donne con e senza evidenze clinicamente rilevanti di tumore dell’endometrio.

I commenti
“Con la scoperta di un panorama di mutazioni genetiche precedentemente non conosciute in donne con e senza tumore, questo lavoro rappresenta una straordinaria opportunità per acquisire nuove conoscenze sul perché alcune donne rimangono sane e senza cancro, mentre altre sviluppano questa malattia”, osserva Eric Schadt, direttore dell’Icahn Institute for Genomics and Multiscale Biology all’Icahn School of Medicine at Mount Sinai, noncoinvolto nello studio. “La prossima fase della nostra ricerca prevede mille donne arruolate e ci aiuterà a provare a rispondere a queste domande chiave per migliorare la cura del cancro al momento”, ribadisce Martignetti.

Fonte: PLoS Med 2016

David Douglas

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

 

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