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Cancro: chi sopravvive è a maggior rischio decesso per cardiopatia

(Reuters Health) – Uno studio statunitense ha messo in evidenza come molti pazienti e sopravvissuti a un cancro muoiano per cardiopatia piuttosto che per i loro tumori, specialmente se questi sono a carico di seno e prostata.

I ricercatori del Penn State College of Medicine di Hershey – guidati da Kathleen Sturgeon – hanno esaminato dati su oltre 3,2 milioni di pazienti oncologici che hanno ricevuto la diagnosi tra il 1973 e il 2012. Durante il periodo di studio, il 38% di questi pazienti è deceduto per cancro e l’11% per una malattia cardiovascolare.

Tre persone su quattro con una causa di decesso cardiovascolare sono morte per cardiopatia.

Il rischio di morire per malattie cardiovascolari era al massimo livello nel primo anno dopo la diagnosi di cancro e tra i pazienti che avevano scoperto di avere un tumore prima dei 35 anni.

“Questi risultati mostrano che un’ampia percentuale di certi pazienti oncologici morirà per malattie cardiovascolari, tra cui cardiopatie, ictus, aneurisma, ipertensione e danni ai vasi sanguigni”, commenta Kathleen Sturgeon, autrice principale dello studio. “Abbiamo anche scoperto che nei sopravvissuti a qualsiasi tipo di cancro diagnosticati prima dei 55 anni d’età, il rischio di decesso cardiovascolare era più di 10 volte superiore che nella popolazione generale”.

Le fatalità per malattie cardiovascolari comprendevano decessi legati a cardiopatie, ipertensione, malattie cerebrovascolari, arterie ostruite e danni ai vasi sanguigni più piccoli.

L’analisi ha esaminato 28 tipi di cancro e ha riscontrato che la maggior parte dei decessi per malattie cardiovascolari è avvenuta nei casi di malignità comuni come tumori del seno e della prostata, entrambi, esempi di neoplasie con una buona prognosi per la sopravvivenza a lungo termine.

I pazienti con i tumori più aggressivi e difficili da trattare – tra cui malignità di polmone, fegato, cervello, stomaco, cistifellea, pancreas, esofago e ovaie – avevano invece più probabilità di morire per i loro tumori che per cause cardiovascolari.

“Gli effetti collaterali dei trattamenti oncologici possono rendere i sopravvissuti più vulnerabili a problemi cardiaci, soprattutto nel primo anno o due anni dopo la diagnosi di cancro”, osservano gli autori dello studio.

I regimi chemioterapici più antichi possono indebolire il muscolo cardiaco e alcune terapie mirate più recenti possono condurre a insufficienza cardiaca. Le radiazioni possono causare disturbi della frequenza cardiaca o danni alle arterie e alle valvole cardiache.

Fonte: Eur Hearth J
Lisa Rapaport
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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