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Disordini temporomandibolari: vecchie idee e nuovi concetti

I disordini temporomandibolari (TMD) rappresentano una serie di disturbi caratterizzati da dolore e disfunzioni che coinvolgono i muscoli masticatori e le articolazioni temporomandibolari, e rappresentano la più comune fonte di dolore orofacciale.

Le loro caratteristiche prominenti comprendono dolore regionale sul volto e nell’area preauricolare, limitazioni nel movimento della mandibola e rumore proveniente dall’articolazione durante il movimento.

I TMD interessano il 15% degli adulti ed il 7% degli adolescenti, ed il dolore cronico rappresenta di gran lunga la più importante ragione per cui viene ricercato il trattamento. Questi disturbi possono essere associati a salute generale compromessa, depressione ed altre disabilità psicologiche, e possono influenzare la qualità della vita dei pazienti.

Secondo alcune valutazioni, i criteri diagnostici per i TMD (DC/TMD) di recente pubblicazione sono affidabili e validi: essi coprono i tipi più comuni di TMD, che comprendono disturbi dolorosi e disturbi prevalentemente associati a disfunzioni articolari. Dato che nella comparsa dei TMD svolge probabilmente un ruolo un meccanismo periferico, si raccomanda un dettagliato esame muscolare.

La persistenza del dolore implica fattori maggiormente centrali, come la sensibilizzazione dei neuroni sovraspinali e di neuroni di secondo ordine a livello del corno spinale dorsale o del nucleo trigemino, uno squilibrio nell’attività antinocicettiva ed una forte predisposizione genetica, il che è comunque previsto nei DC/TMD.

L’eziologia di questi disturbi è complessa e non è stata ancora compresa appieno, ma sono stati identificati diversi fattori di rischio biologici e psicosociali: diversi studi indicano che i pazienti con TMD possono migliorare con una combinazione di terapie non invasive, compresa la terapia comportamentale, la farmacoterapia, la terapia fisica ed applicazioni occlusali.

Sono comunque necessari studi progettati in modo più stringente per valutare l’efficacia del trattamento ed il modo di adattarlo al singolo paziente. (Cephalalgia 2017: 333102416686302)

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