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Malnutrizione nel paziente oncologico. Le linee di indirizzo del Ministero per adeguati percorsi nutrizionali

La “malattia nella malattia”: così viene definita la malnutrizione con cui convivono 33 milioni di pazienti oncologici in Europa, con un costo sociale di quasi 120 miliardi di euro. Tra i pazienti neoplastici che perdono peso corporeo, il 20-30% muore per le conseguenze dirette ed indirette della malnutrizione. In Italia, poi, le differenze inter-regionali a livello di assistenza sono notevoli, e non sempre la presa in carico e il supporto nutrizionale risultano adeguati. Proprio per questo, il Ministero della Salute ha emanato lo scorso dicembre le linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali da seguire per i pazienti con un tumore. “La programmazione e l’organizzazione dei Servizi dovrebbero garantire un percorso nutrizionale del paziente oncologico” si legge sul documento ufficiale.

L’obiettivo primario del documento è fornire linee guida che consentano di definire lo screening nutrizionale e i bisogni specifici nelle diverse fasi della malattia, a partire dalla diagnosi; di presentare un Modello per la risposta organizzativa attraverso un percorso integrato che permetta di personalizzare la dieta del paziente applicando anche approcci innovativi (ad esempio, i rapporti tra terapia oncologica e microbioma); e descrivere la formazione e informazione agli operatori sanitari, tutto nell’ottica di ridurre le complicanze mediche legate alla malnutrizione.

Lo screening prevede un’analisi delle condizioni del paziente il cui stato nutrizionale può essere influenzato dalla stessa patologia, dagli interventi terapeutici, ma anche da fattori psicologici. Al primo accesso ai servizi, dunque, è necessario effettuare una valutazione alimentare attraverso specifici test (PG-SGA; SGA; MST; MNA) che hanno mostrato una sensibilità del 100% e una specificità del 92%, cui si accompagna una valutazione clinico-antropometrica o visite specifiche in base alle terapie eseguite.

È fondamentale la presenza di un modello organizzativo in grado di assicurare ai pazienti un adeguato intervento: a tal fine, secondo il Ministero, servono gruppi di lavoro interdisciplinari e multi professionali (nutrizionisti, dietisti, psicologi ecc…) riconosciuti dall’organizzazione sanitaria regionale, non solo a livello ospedaliero ma anche territoriale. Pur demandando alle diverse strutture assistenziali regionali una puntuale organizzazione dei PDTA (percorsi diagnostici terapeutici assistenziali) nutrizionali, è importante prevedere il loro inserimento all’interno dei PDTA delle diverse patologie, perché esiste la possibilità che la valutazione dello stato nutrizionale, la definizione del piano di intervento di prima linea, il follow-up e l’elaborazione della modalità di intervento di livello successivo siano presenti in parallelo con quelle della valutazione della patologia oncologica di base.

Come la Legge 38/2010 ha reso obbligatorio l’inserimento della rilevazione del dolore nella cartella clinica sarebbe importante che, indipendentemente dallo stadio di malattia e del trattamento programmato, anche l’indicazione dello stato nutrizionale dei pazienti oncologici possa essere considerata necessaria, con l’impiego di strumenti di misura specifici e concordati con i medici nutrizionisti. Attraverso la stesura di PDTA specifici intraziendali si può ovviare all’eventuale (e purtroppo frequente) assenza di medici nutrizionisti in quelle Aziende sanitarie ove vengono trattati i pazienti oncologici. Secondo il Ministero, “le reti territoriali costituiscono un anello di congiunzione imprescindibile tra quanto deciso a livello ospedaliero e quanto dovrà essere attuato in periodi spesso molto lunghi presso il domicilio del paziente”.

Nelle linee di indirizzo è anche indicato come devono essere ripartite le funzioni – nell’ambito del piano nutrizionale integrato – tra i diversi professionisti della salute (nutrizionista, dietista, infermiere territoriale, farmacista, psicologo, oncologo, etc). Per coordinare l’attività di questi professionisti, del  medico di base e dei pediatri di libera scelta (Pls), e per pianificare e seguire il percorso di deospedalizzazione dei pazienti è necessaria una figura di raccordo, già presente in alcune Regioni. In assenza di tali figure sarà elevato il rischio di una assistenza non ottimale con il conseguente rientro del paziente in ospedale, spesso attraverso un difficile percorso attraverso il pronto soccorso. Sicuramente, al fine di semplificare i percorsi di Rete e garantire la continuità assistenziale, l’informatizzazione di piattaforme accessibili da remoto da tutte le figure coinvolte nel percorso, risulta fondamentale. Promettente l’utilizzo di webcam per assicurare in ogni momento un contatto audio o video tra il paziente e il centro di riferimento.

Per ovviare al problema della formazione degli specialisti, il Ministero suggerisce l’istituzione di corsi ad hoc, in funzione delle professionalità svolte: da Master universitari dedicati a vere e proprie integrazioni nei programmi di studio a livello universitario nelle diverse specializzazioni. Anche l’educazione nutrizionale di pazienti e familiari è importante, specialmente nell’ambito della nutrizione artificiale che richiede una speciale assistenza.

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