I sintomi neurologici del Covid-19: intervista a Nicola Mercuri

Sono ancora molte le cose che non sappiamo sulla malattia Covid-19. Sempre più studi e osservazioni cliniche suggeriscono che Sars-Cov-2, possa agire in modo diretto o indiretto sul sistema nervoso centrale. Uno studio osservazionale condotto dal Policlinico Universitario di Roma Tor Vergata e pubblicato di recente sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity riporta e analizza i sintomi neurologici soggettivi lamentati da pazienti affetti. I ricercatori hanno valutato i dati di 103 pazienti con infezione da Sars-Cov-2, il 91% (94) ha riportato sintomi neurologici. Il sintomo più frequente riscontrato è stato il sonno, seguito da alterazione del gusto, vertigini, intorpidimento e dolori muscolari. Ne abbiamo parlato con Nicola Biagio Mercuri, Direttore dell’UOC di Neurologia Università di Tor Vergata, che ha diretto lo studio.

Il principale sintomo che avete osservato è la mancanza di sonno. Questa è però è una condizione che ha caratterizzato molti, anche i non affetti da Covid-19, nel corso della pandemia e del lockdown. Quanto pensa che il sintomo sia associato all’azione del virus e quanto a stress e aspetti psicologici?

Sicuramente l’ansia, la condizione di ricovero, la consapevolezza di essere in una reale condizione di pericolo contribuisce a sostenere l’insonnia. Abbiamo osservato, tuttavia, che il sintomo può precedere l’occorrenza di chiari sintomi di affezione delle vie respiratorie e non sembra essere correlato alla gravità della malattia, per cui ci potrebbero essere delle condizioni di specificità da parte del virus nel produrre il sintomo insonnia (stiamo adesso valutando con tecniche EEG l’eventuale alterazioni delle fasi del sonno prodotte dall’infezione).

A cosa pensa siano dovuti i sintomi neurologici osservati e in particolare la perdita del senso del gusto e dell’olfatto?

Alcuni autori, hanno suggerito un certo neurotropismo da parte del virus che preferenzialmente attacca il nervo olfattivo (bulbo olfattivo) e/o i recettori gustativi e il nervo sensitivo del trigemino.

I sintomi compaiono sopratutto nelle donne, sappiamo perché?

Attualmente non ci sono spiegazioni plausibili sull’occorrenza di alcuni sintomi con una maggiore frequenza nel sesso femminile. Sappiamo però che le donne, soprattutto quelle più anziane sono più resistenti all’infezione (nel senso che si ammalano meno gravemente)

Un report dell’Accademia Europea di Neurologia ha riportato che alcuni pazienti sono “deliranti, confusi o letargici, prima dell’arrivo dei sintomi più frequenti di Covid-19”, avete osservato anche voi questo fenomeno?

Abbiamo osservato dei casi di eccessiva sonnolenza e anche di alterazione della coscienza. La mancanza di concentrazione e l’astenia sono anche frequenti. L’eccessiva sonnolenza diurna può dipendere dall’alterazione del sonno notturno. I disturbi di coscienza possono anche essere secondari alla diminuzione dell’ossigeno circolante in quei casi associati a compromissione polmonare. In alcuni casi, abbiamo riscontrato un danno vascolare cerebrale diffuso che ha prodotto alterazioni dello stato di coscienza o uno stato epilettico non convulsivo.

Uno studio giapponese ha mostrato la presenza di Sars-Cov-2 nel liquido cerebrospinale, ci sono altre evidenze che suggeriscano un’azione diretta Sars-Cov-2  sul sistema nervoso centrale?

La presenza del virus nel liquido cerebrospinale non è una costante e non ci sono molti dati al riguardo. Nonostante ciò i neuroni hanno diffusamente sulla loro superficie i recettori che permettono al virus di infettarli. Il virus potrebbe entrare nel cervello per via ematica o per via neurale (cioè attraverso una diffusione retrograda dopo aver attaccato i nervi sensitivi, quali il nervo olfattivo o il nervo trigeminale per esempio). Le eventuali conseguenze  dell’infezione sul sistema nervoso andranno valutate nel tempo.

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