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Elevato QI non protegge da pensieri suicidi nei giovani

L’ideazione suicida avviene più di frequente negli adolescenti con una performance cognitiva superiore che nelle loro controparti meno performanti.

Lo dimostra una ricerca condotta su più di 60.000 adolescenti da Ran Barzilaydellì’università della Pennsylvania, secondo cui come previsto i bambini con anamnesi di ideazione suicida presentano un maggior tasso generale di psicopatologia, ma sorprende il fatto che proprio questi bambini conseguano risultati migliori ai test neurocognitivi, per quanto ciò fosse maggiormente evidente dopo la pubertà, ossia durante la tarda adolescenza.

Ciò ovviamente non significa che una particolare intelligenza rappresenti un fattore di rischio di suicidio, ma solo che l’intelligenza non protegge i giovani dall’ideazione suicida.

Il suicidio è attualmente la seconda causa di mortalità giovanile nel mondo, ed il comportamento suicida, ossia quello che passa dall’ideazione alla pianificazionee poi al tentativo di suicidio, rappresenta un problema importante per la salute pubblica.

Per quanto l’associazione fra ideazione suicida e maggiori livelli di psocopatologia con esiti funzionali peggiori sia ben consolidata nei giovani, la letteratura precedente è stata inconcludente sulla possibilità che l’ideazione suicida nei giovani fosse correlata alla performance cognitiva determinata tramite test neuropsicologici standard.

La valutazione della funzionalità neurocognitiva nei giovani con ideazione suicida potrebbe rivelare fenotipi neurocognitivi distinti che sono associati in modo unico all’ideazione suicida, ed aiutare quindi ad identificare il rischio di suicidio.

Il presente studio è stato basato sul database PNC, che comprende bambini provenienti dalla comunità, che non ricercano assistenza psichiatrica e si sviluppano normalmente in un ambiente razzialmente e socieconomicamente diversificato, ed ha portato quindi a risultati che possono essere considerati molto solidi. (Br J Psychiatry online 2019, pubblicato il 28/3 https://doi.org/10.1192/bjp.2019.55)

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