Home » Medicina » Bugie: scoprire chi mente è più difficile di quanto si pensa

Bugie: scoprire chi mente è più difficile di quanto si pensa

Le bugie non hanno poi così tanto le gambe corte. Se pensi di essere bravissimo nel riconoscere una menzogna, probabilmente ti sbagli. Scoprire se una persona mente oppure è sincera, è molto più difficile di quanto si possa immaginare. Chi dice bugie, infatti, sa bene come nascondere i “segni rivelatori”, tra cui l’abitudine a evitare il contatto visivo e l’irrequietezza. A rivelarlo è uno studio dell’Università di Edimburgo, pubblicato sul Journal of Cognition.

Lo studio
I ricercatori hanno usato un gioco interattivo per valutare i tipi di discorso e gesti che le persone fanno quando mentono, analizzando anche come chi ascolta interpreta se un’affermazione è falsa. Sono state coinvolte 24 coppie di persone in una caccia al tesoro competitiva nell’ambito di un gioco computerizzato. I giocatori potevano scegliere se essere onesti riguardo a dove il tesoro era nascosto o mentire all’altro (e così guadagnarci tenendo il tesoro).

I risultati hanno suggerito che chi ascoltava giudicava se qualcuno stesse dicendo la verità entro poche centinaia di millisecondi da quando riteneva di aver identificato un segno rivelatore, come un’esitazione nel parlare o un’attitudine a gesticolare più marcata. Tuttavia, i ricercatori ritengono che i bugiardi possano fare uno sforzo cosciente per evitare di essere scoperti, ad esempio cercando di guardare dritto negli occhi l’interlocutore o di essere rigidi nel loro linguaggio del corpo. Quindi questi atteggiamenti risultano più comuni paradossalmente in chi dice la verità.

“I risultati suggeriscono che abbiamo preconcetti forti sul comportamento associato alla menzogna, che agiamo quasi istintivamente quando ascoltiamo gli altri”, ha dichiarato il ricercatore capo Martin Corley, della School of Philosophy, Psychology and Language Sciences dell’Università di Edimburgo. “In ogni caso, non necessariamente produciamo questi segnali quando mentiamo, forse perché proviamo a sopprimerli”.

Tag

Add To TwiiterRetweet This Post item information on FacebookShare This Add LinkedinLinkedin Digg ThisDigg This Add To Del.icio.usBookmark This

About The Author

Lascia un commento

*