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Bpco: approvato in Italia il primo spray extrafine

BPCO

È stato approvato a marzo 2016 ed è il primo spray extrafine contro la bronco pneumopatia cronico ostruttiva (BPCO) ad aver attenuto l’autorizzazione. Si tratta di una combinazione a dose fissa di due principi attivi – un cortisonico (beclometasone dipropionato) e un broncodilatatore (formoterolo fumarato) – frutto della ricerca italiana di Chiesi Farmaceutici.

Secondo gli studi clinici, questa associazione, già indicata nel trattamento dell’asma, ha dimostrato nella BPCO di ridurre la ‘fame d’aria’ (dispnea), migliorare la tolleranza allo sforzo fisico e di ridurre anche l’ostruzione nelle vie periferiche. Inoltre, la formulazione extrafine consente di utilizzare una dose di cortisonico inferiore rispetto alle altre combinazioni disponibili. Infine, il rapido effetto del broncodilatatore produce un precoce miglioramento dei sintomi. “Si tratta di un’importante novità terapeutica per i pazienti con Bpco a più elevato rischio di riacutizzazioni che nonostante una terapia regolare con broncodilatatori, presentano ancora sintomi importanti”, dice Alberto Papi, Direttore della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Università di Ferrara.

La peculiarità di questa combinazione sta nella formulazione extrafine: “Grazie a un innovativo inalatore, Modulite, i due principi attivi sono erogati in particelle di piccole dimensioni rispetto a quelle delle altre associazioni per la BPCO – sottolinea Papi -Ciò garantisce una distribuzione omogenea e una elevata deposizione in tutto l’albero bronchiale e consente ai principi attivi di lavorare in sinergia su sintomi e infiammazione. L’uso scorretto dell’inalatore pare essere uno tra gli errori più comuni per 3 pazienti su 10 con BPCO. In tal senso il device Modulite, – conclude Papi – oltre ad essere easy handling, produce una nuvoletta spray, detta plume, che perdura più a lungo rispetto agli altri spray in commercio, favorendo una migliore coordinazione tra l’erogazione del farmaco e l’inspirazione del paziente che, solitamente, soprattutto nei casi di BPCOpiù gravi, ha notevoli difficoltà a coordinare l’assunzione del farmaco inalatorio”.

“La maggior parte dei pazienti con BPCO, 6 su 10, non ha mai ricevuto una diagnosi, oppure la riceve tardivamente anche a fronte di una scarsa conoscenza della malattia: circa il 9% dei pazienti riceve una diagnosi di BPCOin condizione di malattia severa o molto severa; il 25-30% vi giunge a uno stadiomoderato – spiega Francesco Blasi, Professore Ordinario Malattie Respiratorie, Università di Milano – La BPCO non è semplicemente la tosse del fumatore, ma è una delle principali cause di morbilità e mortalità. Questa patologia – prosegue Blasi – colpisce nel mondo circa 65 milioni di persone e in Italia riguarda tra l’8% e il 12% della popolazione adulta. I fumatori sono i più a rischio, infatti, nel 20-40% dei casi raggiungono la malattia conclamata. La prevalenza dei sintomi, inoltre, aumenta con l’età: intorno ai 50 anni i malati sono circa il 7%, a 70 anni si giunge intorno al 50%. Se da un lato la BPCO colpisce maggiormente gli uomini, i decessi sono più frequenti nella popolazione femminile”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo la BPCO provoca oltre 3 milioni di morti, ma qualora non vengano ridotti i fattori di rischio, fumo di sigaretta in primis, si stima che nel 2030 sarà la terza causa di morte nel mondo e già nel 2020 la quinta in termini di disabilità e qualità di vita.

“L’area delle malattie respiratorie è da sempre il fulcro dell’attività di ricerca e sviluppo di Chiesi Farmaceutici, che si concretizza in soluzioni terapeutiche più innovative e piattaforme tecnologiche che puntano ad offrire un reale progresso nel trattamento di queste patologie, BPCO e asma in primis, molto diffuse e con un peso economico e sociale rilevante – dichiara Stefano Petruzzelli, Chief Medical Officer, Head, Global Clinical Development, Research & Development, Chiesi – E’ per rispondere alle esigenze terapeutiche non ancora soddisfatte dei pazienti che Chiesi è impegnata in diversi progetti di ricerca importanti,tra i quali lo sviluppo di nuove combinazioni fisse e di nuovi agenti antiinfiammatori, somministrabili per via inalatoria, al fine di fornire una sempre più vasta scelta terapeutica a medici e pazienti”.

“L’approvazione della nuova indicazione, rappresenta un nuovo traguardo per Chiesi a dimostrazione del contributo della ricerca italiana all’innovazione scientifica in quest’area, dove siamo riconosciuti non solo come leader, ma anche come pionieri grazie alla formulazione extrafine e oggi grazie al lancio del primo spray per l’associazione Ics-Laba con indicazione BPCO”, conclude Raffaello Innocenti, Direttore generale della Divisione Farmaceutica Italia del Gruppo Chiesi.

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