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Birra minacciata dal caldo: potrebbe diventare un lusso per pochi

Tra circa 80 anni la birra potrebbe diventare una rarità molto costosa per colpa dell’innalzamento delle temperature. La siccità e le ondate di calore costituiscono infatti una minaccia per le colture di orzo, il principale ingrediente della birra. A supporlo sono dei modelli matematici elaborati in collaborazione fra Cina e Stati Uniti, dal gruppo dell’Università di Pechino guidato da Wei Xie e da quello dell’Università della California a Irvine coordinato da Steven Davis pubblicati su Nature Plants.

Il 2099 è ancora molto lontano ma con il riscaldamento globale non si scherza e nessuno ci garantisce che questo non accada prima. Dopo le piantagioni di caffè, è l’orzo a essere minacciato dal caldo e i modelli matematici indicano per la prima volta in quale misura.

Finora era noto che “nei periodi di siccità e caldo estremi la produzione di orzo si riduce drasticamente”, osservano i ricercatori, ma nessuno aveva mai tradotto finora questi rischi in cifre. I primi dati quantitativi sono stati ottenuti grazie a un modello in grado di fornire scenari diversi relativamente a diverse situazioni climatiche.

“Abbiamo visto – scrivono i ricercatori – che gli eventi climatici estremi possono portare a una drastica riduzione della resa dell’orzo nel mondo”. Una perdita che, a seconda del grado di siccità e delle temperature, potrebbe variare dal 3% al 17%.

Per avere un’idea delle conseguenze, una riduzione dei raccolti di orzo del 16% equivarrebbe a 29 miliardi di litri di birra in meno: una quantità pari alla quantità di questa bevanda consumata in un anno negli Stati Uniti. In uno scenario simile i consumi potrebbero scendere del 4% e i prezzi salire del 15%.

A farne le spese, secondo il modello, sarebbe i Paesi che sono i più forti consumatori, guidati attualmente dalla Cina. Tra i Paesi più colpiti non può mancare l’Irlanda, dove entro il 2099 il prezzo della birra potrebbe impennarsi dal 43% al 338%. Non va meglio in Argentina, dove annate particolarmente difficili per la siccità significherebbero una riduzione della produzione di birra del 32%, pari a 0,53 miliardi di litri.

Certamente, ammettono i ricercatori, questi effetti “possono sembrare modesti al confronto con altri impatti dei cambiamenti climatici potenzialmente minacciosi per la vita”; si potrebbe anche osservare, aggiungono, che “consumare meno birra non sia di per sé un disastro e che potrebbe, anzi, avere dei benefici sulla salute”.

Tuttavia, concludono, “senza dubbio per milioni di persone nel mondo l’impatto climatico sulla disponibilità e il prezzo della birra suonerebbe come aggiungere il danno alla beffa”.

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